Al tavolo di Amalia

di Laura Mattera Iacono

A bordo del Museo del Mare

Meloni premia Riccio  “Sembra di essere a bordo di una nave”, mi diceva contento un visitatore del Museo del Mare di Ischia Ponte mentre eravamo tutti in attesa della cerimonia di chiusura di una giornata speciale.

La giornata dedicata al mare è stata ricca di iniziative, di emozioni, di racconti. E si è conclusa qui a Ischia Ponte, tra quelle mura che racchiudono le testimonianze della vita di mare. L’iniziativa “Museo porte aperte” ha richiamato un gran numero di visitatori tra Ischitani, turisti e scolaresche allegre e – speriamo – interessate.

Isabella Marino al Museo Mare
A conclusione della giornata,
si è tenuta una cerimonia molto sentita e apprezzata. Le targhe – confezionate da Lanfreschi gioielli –  sono state consegnate a persone che si sono distinte per “una vita dedicata al mare”. Le parole di Isabella Marino sono state la giusta presentazione di personalità come il comandante del Circomare Andrea Meloni, il  capitano Michele Riccio, il direttore Giuseppe Monti.

Pascale premia MontiA me hanno colpito molto le parole di Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno e  figlio di pescatore. “A un medico che gli disse che non poteva più andare a pescare, mio padre rispose: ‘Dotto’ vuje nun avite capito niente. Io devo morire a mare.’ E infatti così successe. Morì in mare”. Sono parole forti, strazianti per certi versi, che testimoniano il filo indissolubile che lega pescatori e marinai con il mare. Un filo che nessuna mano umana può mai recidere.

La scatola di NettunoCe lo avevano testimoniato d’altra parte proprio qui, circa un mese fa, i tre anziani pescatori che ci avevano parlato delle stagioni della pesca. Vanno ancora a pesca, di tanto in tanto. Uno di loro ci aveva detto con rabbia: “prendo un pesce e dieci buste“, a testimonianza di quanto i pescatori amino il mare e la natura. Oggi nelle scuole si prova a sensibilizzare i ragazzi su queste tematiche. Ce ne ha dato prova anche Caterina Iacono che ci ha presentato la “scatola di Nettuno”, realizzata da bambini delle Scuole Elementari e frutto di un progetto per la sensibilizzazione alle tematiche del mare.  Speriamo che queste iniziative funzionino, che bambini e ragazzi sappiano dare il giusto sprone alle famiglie.  Dobbiamo essere ottimisti, non abbiamo altra scelta.

Intanto al Museo del Mare il viaggio continua. Voi sapete cosa sono le tonnare? Lo scopriremo insieme martedì 16 aprile alle 19:00. Ci spiegheranno tutto Rino Lauro, lupo di mare e cofondatore del Museo, e Giuseppe Silvestri, storico ed esperto della materia. Venite a bordo? L’ingresso è libero.

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La Maddalena: il bosco che muore

Tante volte ve ne ho parlato: Il bosco della Maddalena sta morendo. In questo giorni si sta provvedendo al taglio degli alberi secchi. Ma si pianteranno poi nuovi alberi? Io non credo. E che fine farà quella collina tra Ischia, Casamicciola e Fiaiano? Qui di seguito un post dello scorso mese di gennaio

Al tavolo di Amalia

Ci sono tornata più di una volta in questi giorni natalizi al Bosco della Maddalena, un luogo che mi è caro come pochi altri. È da lì che qualche anno fa cominciai a scoprire la collina, a lanciarmi in lunghe passeggiate per il verde di Ischia che poi vi ho raccontato sul blog.

Alberi alla Maddalena

Ci sono stata alla vigilia di Natale e mi ha preso lo sconforto. Gli alberi stanno morendo e nessuno interviene. Solo qualche corbezzolo resiste e lotta per affermare la vita. Tutto il resto muore. E non muore solo la bellezza di un bosco incantato. Muore la speranza di vita. Se non si interviene quanto prima, la collina frana. Con tutte le conseguenze del caso.
Ne avevo poi parlato al Tavolo davanti a un buon caffè. Qualcuno dei presenti mi aveva rassicurato. Pare che esista un progetto di recupero che prevede l’estirpazione

Corbezzoli Bosco della Maddalena Corbezzoli

degli alberi…

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Una cartolina del secolo scorso da Lacco Ameno/ IV parte

Si conclude qui la bella passeggiata nel secolo scorso che ci ha proposto Raffaele Zocchi, un turista che ha amato Ischia e in particolare Lacco Ameno negli anni ’50 e ’60.  Come trascorrevano i giovani le giornate e le notti d’estate?  Una testimonianza tutta da leggere. A vantaggio dei numerosi lettori, solo una precisazione: l’Epomeo non è un vulcano, come purtroppo ancora oggi ci propone qualche scellerata info turistica. Ma delle inesattezze al riguardo siamo responsabili noi Ischitani.
Mi piacerebbe poter ringraziare di persona qui a Ischia Raffaele Zocchi per questo bellissimo ricordo che ha emozionato tanti lettori.

Collina spiagge mare e bagnanti a Lacco Amenodi Raffaele Zocchi*

I divertimenti diurni

Cosa fare durante il giorno a Lacco Ameno negli anni ’60? Molto sport, tanto sport; nuoto, pallanuoto, corsa, calcetto su spiaggia e su campetto sterrato, tennis e passeggiate. Queste ultime, se effettuate sulla litoranea che da Lacco conduceva a Casamicciola, avevano uno scopo subdolo: quello di esercitare la tecnica dell’acchiappanza, propedeutica a divertimenti notturni, anche se, a dire il vero, i risultati non erano poi nel complesso molto soddisfacenti. Poi vi era, udite udite, la possibilità di recarsi al cinema all’aperto, dove si poteva assistere a spettacoli nazional popolari o americani. Noi ragazzi avevamo fatto un’importante scoperta, una sera che per caso ci eravamo attardati oltre l’imbrunire a giocare a calcetto su di un campo sterrato posto alle spalle del cinema: dal campo si poteva vedere il retro dello schermo e sentire benissimo l’audio. Da quella sera più non pagammo il biglietto.

I divertimenti notturni

Ad una certa età, superate le barriere dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza, diventavamo quelli della notte. Un adolescente di oggi stenterà a credere che, ai nostri tempi, il permesso di uscire dopo cena anche per i maschi era una cosa che si conquistava con fatica, e solo ad una certa età. Ma come si trascorrevano le ore della notte? La prima alternativa era dettata dall’esame delle finanze disponibili: pur appartenendo a famiglie agiate, le rigide abitudini familiari prevedevano l’elargizione di una paghetta, solo raramente integrata da donazioni di zii o altri parenti. La seconda alternativa era quella tra restare a Lacco o andare a Porto (raramente si sceglievano altre mete come Forio o S.Angelo). Porto per noi residenti a Lacco rappresentava un mito, un luogo dove erano possibili dei veri colpi di vita, nei suoi dispendiosi bar e locali notturni, quali il Castello Aragonese, il Rancio Fellone o Punta Molino, dove quasi tutte le sere si esibivano i big della canzone dell’epoca. Una volta ebbi la fortuna, possedendo una fiammante Fiat 600, di essere ingaggiato dal Castello Aragonese con l’incarico di fare il giro dell’isola distribuendo volantini e informando con il megafono l’esibizione serale di Caterina Caselli, ricevendone in cambio ben quatto ingressi gratuiti. Se si decideva di restare a Lacco, la meta preferita era Marietta, locale multifunzionale su palafitte di legno, con il juke box o l’orchestrina. Era una soluzione casereccia, anche quando il locale cambiò nome per diventare l’esotico Dancing degli oleandri.

E poi vi era il re dei nigth club, il rinomato, il mitico, Pignatiello, dove la luna da Saint Tropez si spostava a Capri o a Ischia, cambiando colore, da rossa a blu a candida, dove Roberta beveva champagne e ascoltava il nostro concerto, dove i Watussi si esibivano per tutta la notte nell’hully gully, mentre su una rotonda sul mare una voce di notte affermava di volerti baciare per sentire il sapore di sale sulle tue labbra. Che confusione! Incombeva sempre il problema economico, ma, fortunatamente, avevamo scoperto che infilandosi tra le siepi di un giardino disabitato riuscivamo a sentire tutte le canzoni e anche a intravedere qualche interprete senza esborsi per le nostre ridotte finanze.

Il gigante Epomeo

Tra tutti i divertimenti notturni ricordo con maggiore emozione quello di aspettare l’alba sul monte Epomeo. L’Epomeo è il gigante che domina e protegge l’isola, anche se in un passato molto remoto la minacciava con le sue eruzioni. Certo non è paragonabile al suo fratello maggiore, lo sterminator Vesevo, che lo guarda altezzoso dall’altra parte del golfo, ma è pur sempre inconfondibile la sua sagoma quando ci si affaccia dalla collina dei Camaldoli per bearsi del panorama che circonda Partenope. Si partiva al tramonto, con la corriera che ci portava a Serrara Fontana, dove incominciava il sentiero che conduceva alla cima del monte. Per i più pigri o per il gentil sesso vi era la possibilità di utilizzare il trasporto su ciuccio, che i locali predisponevano all’imbocco del sentiero. Una volta arrivati sulla vetta era d’obbligo rifocillarsi con i panini che le mamme ci avevano preparato, farciti con mortadella o peperoni o qualsiasi altra cosa che si potesse immaginare. Naturalmente, ad un certo punto spuntava una chitarra e allora in coro si riproponevano le canzoni in voga e diventavamo tutti emuli di Peppino di Capri o Fred Bongusto. Le ore passavano tra una chiacchiera, un amoreggiamento e una canzone fino a che un diffuso chiarore annunciava l’arrivo di Sua Maestà il Sole. Quando lo vedevamo apparire diventavamo tutti pagani adoratori di Febo Apollo sul cocchio dorato, oppure di Ra dalla testa di ariete sulla barca solare, capace di dare colore e vita a tutte le cose, di fugare le tenebre della notte, dando il cambio a Selene che andava a rinfrescarsi nel mare nostrum. Allora cominciava la discesa a piedi, tra rovi di more e lentisco, fino ad arrivare alla spiaggia e rinfrescarsi con una bella nuotata per andare a salutare il nostro amico Fungo.

(fine)

  • Chi è Raffaele Zocchi

Napoletano, 74 anni, ingegnere meccanico oggi in pensione. Prima dirigente d’azienda all’Olivetti di Ivrea, Napoli, Caserta e Taranto, poi decide di mettersi in proprio come consulente aziendale. Oggi si impegna molto nel sociale con i Lions Club ed altre associazioni e si diletta a scrivere versi e racconti. Tra le sue pubblicazioni Versi Diversi e Pinzellacchere. Raffaele Zocchi è su FB (https://www.facebook.com/raffaele.zocchi) e sul social gestisce gruppi e pagine. Ha amato Lacco Ameno come oggi ama Ponza, l’isola natia di sua moglie Angela, recentemente scomparsa. Ha due figli: Gabriele, ingegnere, e Marco, imprenditore

Una cartolina del secolo scorso da Lacco Ameno – III parte

Dopo la I cartolina  cui ha fatto seguito la II cartolina, ecco l’attesa terza parte dei ricordi degli anni ’50 e ’60.  Raffaele Zocchi qui ci parla di una situazione molto caratteristica di Lacco Ameno. All’epoca a Ischia non arrivava ancora l'”acqua di Napoli“, come poi la si definì dopo la realizzazione delle condutture. Gli isolani per approvvigionarsi di acqua accorrevano alle fontane. E a Lacco Ameno la fontana del “Pisciariello” era molto particolare. E poi il latte si prelevava direttamente dalle mucche

Battelli anni '50 a Ischiadi Raffaele Zocchi*

L’approvvigionamento idrico

Non mi riferisco all’approvvigionamento generale dell’isola, ma a quello domestico, della mia famiglia, in un’epoca in cui il collegamento idrico con la terraferma non era ancora stato realizzato: a me era stato delegato questo importante compito.

Ecco che almeno una volta al giorno mi recavo con uno o due boccioni verso la più vicina fontana del “Pisciariello”. E’ improbo dare una definizione di quel liquido che sgorgava dalle fontanelle, dal colore indefinito e dal forte sapore nel quale su di un substrato salmastro, si mescolavano i sapori e gli odori di tutti i minerali che la vena idrica aveva incontrato nel suo percorso, prevalentemente zolfo e ferro.

Eppure ne abbiamo bevuto di litri senza finire all’ospedale! Naturalmente non era possibile berla a temperatura ambiente, ma bisognava raffreddarla nelle apposite ghiacciaie (i frigoriferi? Che strano termine! Che cosa avrà voluto significare?), con il ghiaccio che era anche mia incombenza procurare, quasi sempre nel ristorante “’O padrone d’’o mare” di Pietro De Caro e delle sue sorelle, all’epoca ubicato di fronte al faro.

Ma il mio servizio idrico comprendeva un altro prelievo importante: alcune caldaie di acqua di mare, il cui scopo era quello di lavare il pesce di cui si approvvigionava mio padre all’alba alla spiaggia dei pescatori. Le paranze appena arrivate deponevano sul muretto le spaselle guizzanti di argentee squame di cefali, merluzzi, pescatrici, triglie, palamiti, mormore, alici a seconda della pescata. Sarebbe stato un sacrilegio lavare il pesce così fresco, dopo la pulitura, con acqua dolce, con un’incommensurabile perdita di sapore.

Il latte fresco

Ma non era finito il servizio: un altro approvvigionamento idrico a me delegato era quello del latte fresco. Questo oggi si direbbe “a chilometro zero”, oppure “dal produttore al consumatore” e consisteva nell’uscire di casa al suono delle campanacce  al collo di una mucca, recando uno o due bollitori , a seconda del numero di persone , tra familiari e ospiti, presenti in casa e  assistere al sacro rito della mungitura di un latte che sicuramente era fresco e sicuramente era intero, non scremato e non pastorizzato. Ma, direte voi, e i microbi? E i batteri? A parte la bollitura che comunque veniva fatta, evidentemente i nostri organismi erano ben abituati a riceverli e a fagocitarli senza subire danni.

(continua)

  • Chi è Raffaele Zocchi

Napoletano, 74 anni, ingegnere meccanico oggi in pensione. Prima dirigente d’azienda all’Olivetti di Ivrea, Napoli, Caserta e Taranto, poi decide di mettersi in proprio come consulente aziendale. Oggi si impegna molto nel sociale con i Lions Club ed altre associazioni e si diletta a scrivere versi e racconti. Tra le sue pubblicazioni Versi Diversi e Pinzellacchere. Raffaele Zocchi è su FB (https://www.facebook.com/raffaele.zocchi) e sul social gestisce gruppi e pagine. Ha amato Lacco Ameno come oggi ama Ponza, l’isola natia di sua moglie Angela, recentemente scomparsa. Ha due figli: Gabriele, ingegnere, e Marco, imprenditore

Una cartolina del secolo scorso da Lacco Ameno – II parte

Dopo il successo della I cartolina, ecco la seconda parte dei ricordi degli anni ’50 e ’60. Questa volta Raffaele Zocchi ci porta sulle spiagge di Lacco Ameno…

Collina spiagge mare e bagnanti a Lacco Ameno

di Raffaele Zocchi *

La spiaggia del Fungo

Il Fungo: che cosa era? Nessuno di noi si sarebbe mai sognato di definirlo uno scoglio, sarebbe stata una vera bestemmia, un sacrilegio! Il Fungo era un Totem, un idolo di pietra, messo lì a proteggere Lacco Ameno, era un’opera d’arte, una scultura modellata dal vento e dal mare nei secoli.

Ma da quanti secoli il Fungo era lì? Alcuni credenti arrivano a dire che fosse lì dall’epoca della Creazione, mentre i non credenti pensavano che un frammento di roccia tufacea vagante dal Big Bang fosse venuto a piantarsi proprio in quel posto, per non andarsene più.
Si potrebbe anche dire, parafrasando la vicenda dell’uovo di Virgilio nel Castel dell’Ovo a Napoli, che finché il Fungo sarà di fronte a quella spiaggia, Lacco Ameno esisterà. E quella spiaggia era la spiaggia bene di Lacco Ameno, quella delle famiglie storiche di villeggianti stanziali. Ricordo alcuni nomi: Romano, Verde, Pucciarelli, Elia, Adinolfi, Galante, Sacchi, Cutolo, Napolitano, Trampetti e chiedo scusa se ne ho dimenticato qualcuno.

Ci conoscevamo tutti e se qualche anno qualcuno tardava a comparire ci preoccupavamo fintanto che non lo vedevamo arrivare e prendere il suo posto sulla spiaggia, accompagnato del fido bagnino monoarto Giuseppe. Quella spiaggia incorniciata da un lato dal pontile con il monte Vico sullo sfondo e dall’altra dal faro, altro elemento mitico, occhio di ciclope sorgente dalla roccia, punto di ritrovo e di appuntamenti. Quella spiaggia che serviva a noi ragazzi, nel tardo pomeriggio, quando gli ultimi testardi bagnati si erano ritirati, come campo di calcio per interminabili partite sfidando l’ira dal comandante dei vigili urbani che dal pontile ci urlava di smetterla e di consegnargli il pallone, cosa che non gli riuscì mai di ottenere.

La spiaggia di San Montano

Perché mai spendere soldi e tempo per recarsi ai Caraibi o a Bali, quando noi i nostri Caraibi ce li avevamo a due passi, anzi a due remate? Incastonata in una splendida baia naturale, con la sabbia sottile e densa, con il mare variegato da mille sfumature di turchese, si poteva raggiungerla o da terra attraverso un sentiero facendosi strada tra le canne, oppure, molto meglio, da mare con una lancia o un gozzo a remi presa in fitto dai pescatori.

Passando rasente la costa si poteva ammirare l’imponente mole di monte Vico e casomai fare una sosta nella grotta del Bue marino che nessuno esattamente sapeva chi o che cosa fosse. In una delle estremità vi era una piccolissima piscina di acqua termale: ma ciò che la rendeva magica era il fatto che, scavando delle piccole fosse sulla battigia, dopo pochi centimetri l’acqua e la sabbia diventavano sempre più   calde a testimonianza delle misteriose correnti energetiche sotterranee. Su quella spiaggia si narra fosse approdata, intatta, la spoglia di santa Restituta, proveniente dall’Africa, anche lei povera migrante. E una povera migrante africana era stata non solo accolta, ma era addirittura divenuta santa patrona del luogo, con un culto a lei dedicato, sì da fugare ogni dubbio sulla propensione all’accoglienza delle nostre genti.

(continua)

Chi è Raffaele Zocchi

Napoletano, 74 anni, ingegnere meccanico oggi in pensione. Prima dirigente d’azienda all’Olivetti di Ivrea, Napoli, Caserta e Taranto, poi decide di mettersi in proprio come consulente aziendale. Oggi si impegna molto nel sociale con i Lions Club ed altre associazioni e si diletta a scrivere versi e racconti. Tra le sue pubblicazioni Versi Diversi e Pinzellacchere. Raffaele Zocchi è su FB (https://www.facebook.com/raffaele.zocchi) e sul social gestisce gruppi e pagine. Ha amato Lacco Ameno come oggi ama Ponza, l’isola natia di sua moglie Angela, recentemente scomparsa. Ha due figli: Gabriele, ingegnere, e Marco, imprenditore

Una cartolina del secolo scorso da Lacco Ameno

Battelli anni '50 a Ischia Ricevo e pubblico volentieri la testimonianza di un turista che negli anni ’50 e ’60 ha trascorso le sue vacanze estive a Lacco Ameno. Vi confesso che leggendo queste parole, mi sono emozionata.  Il testo è lungo e devo dividerlo in diverse parti. Qui di seguito la I parte.  Le foto mi sono state inviate dall’autore, che ringrazio.

di Raffaele Zocchi*


Premessa

Ci si può sentire particolarmente affezionati ad un luogo per vari motivi: può essere è il luogo dove si è nati, oppure quello dove si sono vissuti giorni o anni felici e storie d’amore, oppure semplicemente un luogo che ci affascina per la sua bellezza, per quella strana magia che dalla bellezza deriva, sia essa quella di un essere umano, di un’opera d’arte o di un luogo, appunto. Io ho vissuto a Lacco Ameno tutte le estati della mia infanzia, della mia adolescenza e della mia prima giovinezza (l’ultima non si decide ancora ad arrivare). Trascorrere la parte migliore dell’anno in un luogo ameno, liberi dai gravami del lavoro (‘a fatica), della famiglia da gestire, degli impegni amministrativi e civili, con l’unico impegno dello studio che nell’afa estiva si liquefaceva fino a scomparire (domani, domani comincerò a ripetere le odi di Orazio) era certamente una condizione felice, uno stato soave, proprio negli anni che ci resteranno nella mente e nel cuore per tutta la vita. E poi i compagni di giochi e di avventura e quegli esseri misteriosi, di sesso femminile, croce e delizia dei nostri sogni e dei nostri turbamenti. Nelle pagine che seguono cercherò di riprodurre quei ricordi che sono riposti in alcune mie sinapsi con dei brevi quadretti, sperando di non annoiare chi avrà la bontà di leggermi.

Gli sbarchi

Migranti? Pirati? Niente di tutto questo, si tranquillizzi, ministro Salvini; i migranti eravamo noi napoletani che sfidavamo il canale di Procida per sbarcare nell’isola verde. I ricordi della mia prima infanzia sono svaniti, naturalmente, ma alcuni di quelli dell’età di mezzo tra infanzia e fanciullezza ancora persistono e, tra questi, la visione del vaporetto Città di Abbazia, che dopo un paio di ore di viaggio, si fermava al largo del Fungo ed aspettava i gozzi dei pescatori che venivano a soccorrere  i migranti, vere ONG ante litteram, per portarli a terra. L’unico Porto, ad Ischia, era quello della località omonima e allora chi voleva evitare di compiere il tratto fino a Lacco a bordo delle corriere simili alle diligenze del Far West, proseguiva il viaggio via mare e lo concludeva con l’emozione dello sbarco Bounty style! Ricordo l’inaugurazione del pontile con le autorità e la banda, che consentiva l’attracco diretto ai turisti e a noi ragazzi di fare dei magnifici tutti stile Acapulco. Chi se li ricorda i battelli di quell’ epoca? L’ Abbazia dal lungo e diritto fumaiolo bianco, l’Ischia, il Partenope, dalla linea affusolata, il tozzo e massiccio Gennargentu, il cui fumaiolo eruttava cenere e lapilli, il Cuma, detto anche o vocc’apierto e poi i moderni Falerno e Procida? Le spartane panchine di legno mettevano a dura prova le parti dure e le parti molli del corpo dei viaggiatori e le onde di libeccio o di scirocco a dura prova i loro stomaci. La gloriosa SPAN è stata un vero mito per le nostre generazioni, poi affiancata dalle linee Lauro.

L’accoglienza

Da bravi migranti ante litteram ed  a.S.(ante Salvinium) noi avevamo diritto all’accoglienza e non era poi così determinante il fatto che  noi, contestualmente all’accoglienza, dovevamo versare un obolo agli ospiti lacchesi, mentre i migranti p.S.(post Salvinium) sono loro a ricevere l’obolo, oltre all’accoglienza. Le famiglie che ci ospitavano, in parte o in tutta la loro casa, erano veramente eccezionali per cortesia e disponibilità: qualunque nostra richiesta veniva esaudita, il clima era sempre di amicizia e noi bambini condividevamo spazi e giochi con i nostri coetanei, imparando anche a conoscere, nelle case dotate di aie e di orti, galline e conigli, cani e gatti, senza ricevere rimproveri per esserci imbrattati i vestiti. A volte la sera dopo cena, per passare il tempo nello stato di beatitudine determinato dalla totale assenza di ordigni televisivi e telefonici, si organizzavano una vera bisca clandestina, con tavoli comunitari per sette e mezzo e ciuccio o tavoli separati per scopa, scopone e tressette.

(continua)

Chi è Raffaele Zocchi

Napoletano, 74 anni, ingegnere meccanico oggi in pensione. Prima dirigente d’azienda all’Olivetti di Ivrea, Napoli, Caserta e Taranto, poi decide di mettersi in proprio come consulente aziendale. Oggi si impegna molto nel sociale con i Lions Club ed altre associazioni e si diletta a scrivere versi e racconti. Tra le sue pubblicazioni Versi Diversi e Pinzellacchere. Raffaele Zocchi è su FB (https://www.facebook.com/raffaele.zocchi) e sul social gestisce gruppi e pagine. Ha amato Lacco Ameno come oggi ama Ponza, l’isola natia di sua moglie Angela, recentemente scomparsa. Ha due figli: Gabriele, ingegnere, e Marco, imprenditore

Pescatori a Ischia

Pubblico al Museo del Mare di IschiaDevo essere sincera: mai mi sarei aspettata tanta gente ieri sera al Museo del Mare di Ischia Ponte per ascoltare i racconti di tre baldi lupi di mare. Tanta gente che alla fine ha mostrato il suo entusiasmo ringraziando i tre pescatori per quelle parole così coinvolgenti. Quei tre signori, che ancora oggi nonostante l’età non disdegnano di andare a pesca, ci hanno fatto rivivere le loro storie, ricche di aneddoti e di avventure, ci hanno messo a contatto con il mare così come loro lo hanno vissuto, portandoci a spasso sulle loro barche con i loro strumenti da pesca. Ci hanno ammonito sui crimini che l’umanità con i suoi interventi assurdi commette contro il mare e l’ambiente. E infine ci hanno fatto riassaporare il piacere di incontrarsi per ascoltare.

Sulla serata vi invito a leggere il bel resoconto di Isabella Marino su >  Qui Ischia.
Io per ora voglio solo riportarvi alcune frasi dei tre pescatori che mi hanno particolarmente colpito e commosso.

Mia cara signorami dice l’uno, rispondendo a una domanda sul futuro della pescaPescatori si nasce. È un’arte che si sente dentro, non è un mestiere che si può imparare”.

Io ho 87 anni ma faccio il pescatore da 88gli fa eco un altroperché quando ero nella pancia di mia madre, mi imbarcavo sulla barca piccola che andava incontro alla barca di mio padre. Lei, con una bella pancia, remava. E io remavo con lei”.

Pescatori raccontanoIl più anziano ci racconta anche episodi della sua vita che vanno oltre il mare: “Eravamo una famiglia molto numerosa, eppure i miei genitori hanno adottato un bambino. Uno dei miei fratelli era morto piccolo, mia madre aveva ancora il latte e, siccome non c’erano i sistemi di oggi, doveva allattare. Così tramite il parroco, arrivò in famiglia un bambino.  Un giorno, quando ormai era grandicello tornò a casa disperato. ‘Mi hanno detto che sono figlio della Madonna. Ma che vuol dire?’ Mia madre superato il momento di panico, gli rispose: ‘Siamo tutti figli della Madonna’.” Era un altro modo di parlare, un altro modo di sentire, un altro modo di agire e di reagire alla sofferenza.

Gli incontri al Museo del Mare continueranno. L’intento è quello di dare vita al Museo, di far conoscere questo gioiello agli Ischitani, innanzitutto. Perché se la gente di Ischia conosce e apprezza la bellezza e i tesori della propria terra, potrà anche trasmetterli nel modo migliore ai turisti. Avevo già affrontato questo discorso sul blog del Centro Traduzioni Le Copain, quando vi avevo parlato di > Itinerari culturali: Ischia Ponte. Ecco, io credo che questi incontri, oltre a restituirci il piacere dello stare insieme, costituiscano anche un passo importante verso una presa di coscienza del nostro territorio.
Permettetemi infine di ringraziare ancora la Pro Loco di Lacco Ameno per il contributo di idee e la fattiva partecipazione

Il Museo del Mare e le storie dei pescatori

Incontriamoci a Ischia Ponte, martedì 19 marzo alle 18:00. Al Museo del Mare, nel palazzo dell’Orologio, troveremo alcuni vecchi pescatori che ci racconteranno il mare, come l’hanno vissuto. Per loro il mare è stato lavoro  e fatica, ma soprattutto, ancora oggi, è la loro passione.

Saranno in tre a parlare: Francesco Di Meglio, Franco Di Meglio e Pierino Lauro. I primi due sono quasi omonimi. Ma per fortuna a Ischia i soprannomi sono un ottimo espediente per individuare le persone. Francesco Di Meglio per tutti è ‘a topa. Curioso vero? Siccome i soprannomi hanno una motivazione, magari lontana, ho chiesto un po’ in giro per Ischia quale potesse essere l’origine di quel curioso nomignolo. Diverse persone mi hanno riferito che ‘a topa è il soprannome  attribuito alla  famiglia di Francesco Di Meglio, i cui componenti sono tutti di statura piccolina. Altri però mi hanno dato una versione diversa:  ‘a topa è il soprannome che Francesco si è guadagnato negli anni della sua attività, per un suo modo di fare molto particolare.

Sentite un po’ cosa combinava. Da pescatore era molto abile, conosceva bene il mare e i luoghi in cui la pesca poteva essere buona in una determinata stagione o in un determinato giorno. E allora di buon mattino, quando il buio ancora avvolgeva la spiaggia, si muoveva verso la sua barca zitto zitto, quatto quatto, sgattaiolando tra le altre barche, allo scopo evidente di non farsi scorgere dai colleghi. Quel suo modo di muoversi alla maniera di un topolino. non era sfuggito a tutti, qualcuno lo aveva notato. Ed ecco che è spuntato il soprannome ‘a topa.

È davvero curioso perché ‘a topa nel nostro dialetto non esiste. In genere si usa dire ‘a zoccola o anche  a zucculella. Sono termini però che hanno un’accezione fortemente negativa e fuorviante. Meglio dunque ripiegare sull’originalissimo topa.

Francesco ‘a topa, Franco e Pierino ci parleranno soprattutto delle reti, i loro strumenti di lavoro, e anche delle particolari stagioni della pesca. Io sono davvero curiosa di ascoltarli, perché – confesso – del mondo della pesca so davvero molto poco.

Questo incontro non rimarrà isolato
. È il primo di una serie che il Museo del Mare vuole organizzare proprio per far conoscere il mondo del mare a giovani e anziani. Tutte le storie saranno raccontate dai protagonisti di ieri e di oggi. Sarà un modo per conoscere il nostro passato recente con lo sguardo verso il futuro. Speriamo anche di capire se il mare e il mondo della pesca possano offrire lavoro ai giovani di oggi.
Il Museo del Mare conterà anche sulla attiva partecipazione degli amici di Lacco Ameno che con ProLoco Lacco  stanno già da tempo raccogliendo testimonianze della gente di mare.
Insomma, martedì 19 marzo alle 18:00, spegniamo TV, computer, tablet. Andiamo a Ischia Ponte per incontrarci al Museo del Mare. Sarà anche un’ottima occasione per scoprire un luogo meraviglioso.

La bottega

Il salumiereVoglio raccontarvi una storia che mi ha lasciato incredula.  È la storia di due persone che si sono trasferite a Ischia per aprire una bottega, un negozio di alimentari, piccolo, come quelli di una volta.
Sentite un po’ cosa mi è successo.

Tempo fa, mentre ero in giro per le mie faccende, mi sono ricordata di aver bisogno di comprare il pane. Così sono entrata in un negozio che conoscevo, ma che non visitavo da tempo. Appena all’ingresso sono rimasta senza parole. Il locale che ricordavo piccolo, ora mi sembrava grande.

Di fronte all’ingresso sul banco ben fornito di salumi, spiccano latticini freschi di ogni genere e un vassoio con cornetti e biscotti appena sfornati. Proprio di fianco,  la vetrina con il pane, ai lati i tradizionali scaffali con pasta, vini, oli e tanto altro. Il frigo con  i surgelati è invece  confinato in un angolo,  mentre su un lato fa bella mostra di sé qualche cassetta con ortaggi freschi. E al centro tanto spazio. Sembra proprio il luogo adatto per lasciarsi andare a quelle quattro chiacchiere che una volta scandivano il momento della spesa e che oggi sono passate di moda. Anche perché qui proprio come una volta, il profumo di salumi, di dolci e di roba fresca, mescolandosi, stuzzica l’appetito.
La moglie del salumiere Mentre mi soffermo alla vetrina del pane, una signora gentile mi si avvicina: “Posso aiutarla?” La ringrazio e prendo quello che mi occorre. Alla cassa noto nel signore che mi serve un accento forestiero. Non resisto alla tentazione di chiedergli: “Lei non è di Ischia?”.  “Mia moglie ed io veniamo dal Trentino – mi risponde lui bonario, contento della domanda – Abbiamo rilevato questa salumeria da giugno scorso”.

Dal Trentino? Per rilevare un’attività a Ischia? “”, mi dice lui e comincia a raccontare una storia che ha dello straordinario. “Non eravamo mai stati ad Ischia, la nostra è stata una scelta in qualche modo casuale. Volevamo rilevare una salumeria in un’isola. In un primo momento la scelta è caduta su Tenerife, ma siamo stati lì e non ci è piaciuto. L’isola è bella, ma la “movida” mi ha un po’ preoccupato. Poi avevo preso in considerazione la Sardegna, però lì il turismo è confinato ai due mesi estivi e in ogni caso la grande distribuzione schiaccia troppo i piccoli. E allora su internet ho trovato questa occasione qui a Ischia e non me la sono lasciata sfuggire”.

Ma qui a Ischia le botteghe chiudono, anche qui la grande distribuzione ha preso il sopravvento. “Io credo invece che a Ischia ci sia ancora spazio per lavorare – mi ribatte – Certo, bisogna farsi venire delle idee e per questo è necessario ascoltare la gente”. Ecco, ascoltare la gente per capirne i bisogni.  A questo punto il signore tira fuori un foglietto. “Io prendo i latticini in diverse zone dell’Italia” E mi elenca alcune cittadine del Sud. “Ogni giorno specialità di mozzarella e ricotta da un paese diverso. E poi salumi particolari. E poi ogni settimana le specialità del Trentino”.

Ma tutto questo ha un prezzo alto. “Certo – mi conferma lui – eppure tra i nostri clienti ci sono anche persone che in genere vanno al supermercato per risparmiare, ma che di tanto in tanto vogliono concedersi una buona fetta di prosciutto o una mozzarella di prima qualità”.  E i conti tornano? “Sì, io sono soddisfatto, di come vanno le cose”. In mezzo a tanti che si lamentano, questa è proprio l’eccezione.

Io provengo da una famiglia di commercianti – precisa –  e so che una bottega per poter posizionarsi sul mercato e resistere alla concorrenza dei ‘grandi’ deve specializzarsi in un settore, deve far capire al cliente che qui trova quello che nella grande distribuzione non trova. La mozzarella giusta, il prosciutto migliore, ma anche il consiglio più adatto. Io assaggio tutto, e poi consiglio quello che secondo me è più adatto al cliente. In fondo la bottega è il posto giusto in cui parlare. Al supermercato vai, compri grandi quantità di  cose per risparmiare, ma nessuno ha il tempo non dico di consigliarti, ma neanche di guardarti in faccia”. E adopera una parola: Emozioni. Sì, la bottega è ancora il luogo delle emozioni. L’emozione di chiacchierare, di conoscere gente, di scambiarsi opinioni, di farsi quattro risate. Solo un dubbio mi assale: ma queste idee, queste parole, non dovrebbero appartenere a noi, gente di mare, di sole, di colline verdi?
E il signore conclude. “Secondo me la gente di Ischia è straordinaria. Solo che ha dimenticato di esserlo”. Sì, ci siamo lasciati prendere dalla fretta e magari dalla moda delle cose cittadine.
Intanto io spero qui di dare un modesto contributo a tutte le botteghe, a quelle piccole cose che ci fanno grandi.

Memoria di un terremoto: convegno a Casamicciola — Ponza Racconta

Dagli amici di Ponza: 

riceviamo in Redazione e pubblichiamo . A vent’anni dalla presentazione a Casamicciola della monumentale monografia sul terremoto del 28 luglio 1883, una riflessione venti anni dopo con il coordinatore scientifico dell’opera prof. Giuseppe Luongo e con l’introduzione del giornalista Giuseppe Mazzella, contenuta in sintesi nel IV Volume degli Atti del Centro Studi su l’isola d’Ischia…

via Memoria di un terremoto: convegno a Casamicciola — Ponza Racconta