Al tavolo di Amalia

di Laura Mattera Iacono

Cartoline da Ischia Ponte

Voglio portarvi a spasso per Ischia Ponte mostrandovi qualche foto scattata qui e lì  nel periodo di Natale.

ViVara Procida Vesuvio

 

 

Qui siamo sul Pontile Aragonese dove di solito attraccano le barche dei Pescatori. Sullo sfondo Vivara e Procida. Fa molto freddo. Il Vesuvio sembra voler fare da cappello.

 

 

Un peschereccio attraccato al Pontile. Sullo sfondo il campanile  e la cupola della della Cattedrale. Più oltre La Mandra. Quando volti le spalle al Castello Aragonese ti trovi di fronte uno spettacolo così…

 

 

 

 

 Il Museo Etnografico del Mare, una vera perla a Ischia Ponte, nel palazzo dell’Orologio. Purtroppo non tutti lo conoscono. Eppure ci sono tante cose da ammirare e storie di mare da ascoltare.
Gli orari di visita fino al 31 gennaio:
martedì, giovedì e sabato
16,00- 18,00 mercoledì, venerdì e domenica 10,30-12,30.
Lunedì chiuso
. Febbraio chiuso

 

Crocifisso ligneo Cattedrale IschiaE qui siamo all’interno della Cattedrale. L’antico crocifisso ligneo del XIII-XV secolo è stato restaurato di recente.
Vi assicuro che visto da vicino, l’emozione che suscita è straordinaria.

 

 

 

 

Proprio di fronte alla Cattedrale è la Chiesa dello Spirito Santo, molto bella e suggestiva. Io però voglio mostrarvi qui un dettaglio. In un angolo, proprio all’ingresso,  la Madonna della Salvazione, protettrice della Gente di Mare. E qui ci sarebbe tanto da raccontare, anche perché la Chiesa stessa è dedicata alla gente di mare.
L’Olio su tela è di pittore anonimo.

 

In via Seminario, nell’ex Ristorante Di Massa, è stato possibile ammirare per tutto il periodo natalizio il presepe artistico di Pasquale Di Massa. Qui un dettaglio

 

 

 

 

Altro presepe artistico  era esposto all’inizio di via G.B. Vico, comunemente detta Puzzolana. Io non saprei quale scegliere tra i due. Tecniche diverse, ma entrambi molto suggestivi.

 

 

 

Facciamo anche un po’ di polemica? Sì, dai. Quelli che vedete, sono volontari al lavoro per ripulire dalla plastica la spiaggia del Muro Rotto. Ma qui i problemi vanno anche oltre la plastica.
Fino a qualche tempo fa, la spiaggia era molto frequentata d’estate, in particolare da famiglie di Ischitani. Da qualche anno le cose sono cambiate. Io stessa non ci vado più.  Proprio di fianco l’opera megagalattica che fa tanto discutere.

 

Alle porte di Ischia Ponte, il bosco incantato. Lasciatemi dire che seil Comune di Ischia e tutta l’isola d’Ischia avessero cura del verde, i nostri boschi potrebbero essere incantati 12 mesi I Magi a Ischia arrivano dal mareall’anno, senza bisogno di particolari installazioni.

 

 

E per concludere, il 6 gennaio i Re Magi arrivano a Ischia via mare al suono della tofa, una conchiglia adattata a strumento a fiato che i pescatori erano soliti suonare in caso di pericolo. Al Museo del Mare sono conservati diversi esemplari di tofa.

E ora mi è venuta voglia di un buon caffè. Coco’ o Monzù? Vediamo.
A presto per altri racconti da Ischia e per la storia del Centro Traduzioni Le Copain

 

 

 

 

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La società

La storia del Centro Traduzioni Le Copain/12

E venne il momento di costituire una società. Era l’estate del 1994.
Era successo ancora, succedeva di tanto in tanto che qualcuno mi dicesse: “Ma Lei è iscritta alla Camera di Commercio non come Centro Traduzioni … “. Forse avrei potuto tener duro, continuare a ribattere come avevo fatto fino a quel momento, portare avanti le mie argomentazioni, spiegare che la battaglia con la burocrazia italiana era impossibile.

D’altra parte molti mi sconsigliavano di formare una società: è rischiosa, si pagano tante tasse se non hai un volume di affari importante.
Ma io di tasse comunque ne pagavo tante. Dovevo pagare per la licenza della Questura e poi perfino una fideiussione alla banca per avere quella licenza dalla Questura che mi permetteva di avere l’iscrizione al Registro Ditte della Camera di Commercio di Napoli. Per non parlare poi delle altre imposte.

In quel momento il lavoro prometteva bene. Stavo facendo dei grandi passi avanti. Il mio Centro Traduzioni Le Copain si stava facendo conoscere a Ischia e sul Continente: lavoravo come traduttrice dal tedesco in italiano per l’Università, fornivo interpreti e tecnici per diversi congressi, avevo tra i miei clienti molte aziende pubblicitarie e turistiche di Ischia. E il team di collaboratori esterni cresceva.

Centro_Traduzioni_Le_CopainMa forse pensandoci oggi, 25 anni dopo, il motivo che mi spinse a costituire una società non fu dettato dalle circostanze e dalle pressioni burocratiche. Io avevo voglia di condividere il mio progetto. Non volevo lavorare da sola, volevo costruire un gruppo, magari piccolo, ma un gruppo. Ero fortemente legata a quell’idea iniziale del tutti insieme, di quelle giovani neolaureate che, a Napoli, si rimboccarono le maniche e si diedero da fare, trasformando in  studio una camera dell’appartamento nel quale fino a poco prima avevano vissuto come studentesse. Ricordavo con nostalgia quei momenti in cui ci sedevamo tutte insieme a un tavolo per chiederci “Cosa possiamo fare oggi? Con chi possiamo parlare?”. Quel progetto fallì, come vi ho già raccontato >qui, perché molte di quelle giovani neolaureate avevano bisogno di lavorare nell’immediato. Eppure io non avevo mai smesso di sperare, anche diversi anni dopo, di poter riprendere le fila di quel discorso.

Ricordo una frase che ero solita ripetere e che oggi mi fa sorridere disperatamente: “Per me non esistono rapporti di lavoro e rapporti di amicizia. Esistono rapporti!” Mi riferivo anche ai rapporti di collaborazione che avevo con traduttori, interpreti, tecnici, cioè con quelle persone che lavoravano in maniera estemporanea con il Centro Traduzioni Le Copain. Io avevo bisogno di poter sentire anche nel lavoro un rapporto umano, non necessariamente di amicizia, ma un rapporto che si basasse su una comune filosofia di vita. Non mi ero resa conto o – forse meglio – non volevo accettare che il mondo era cambiato, si chiudeva, si attorcigliava. Il tempo del “Noi” era definitivamente tramontato.

A presto per il prosieguo

Salvatore: un Ischitano a Londra

Il sapore internazionale si avverte sempre di più al nostro tavolo. Sentite un po’ che bel caffè …
Salvatore  vive a Londra da tempo, ma anche grazie ai social rimane in contatto con Ischia e segue Al tavolo di Amalia. Gli ho chiesto più volte di vederci per un caffè quando torna qui per le vacanze. Ma finora non eravamo mai riusciti ad incontrarci. Le sue apparizioni sull’isola sono fugaci e quando i periodi di permanenza sono così brevi hai sempre tanto da fare, amici e parenti da salutare, luoghi da visitare. E il tempo vola.

Ma stavolta … una mattina, poco dopo Capodanno, mi arriva un messaggio. È proprio Salvatore:   “A che ora vi incontrate per il caffè?”  Domanda difficile. Gli incontri tra di noi non sono mai precisi e programmati, a meno che non siano previsti ospiti. Di solito ci incontriamo solo se è davvero  possibile e se i problemi quotidiani ce lo consentono. Ma l’occasione è ghiotta, così invio un messaggio al gruppo. Teresa e Isabella rispondono presente.

Sono la prima ad arrivare al tavolo, non conosco Salvatore di persona, né posso contare sulle indicazioni di qualche foto. Non ne usa sul suo profilo social. Eppure sono sicura che non sarà difficile riconoscerci. Mi siedo e aspetto. Un tavolo di fianco al mio è pieno di persone che chiacchierano allegramente. Dopo poco ecco arrivare un signore che si guarda intorno. È in maniche di camicia nonostante il freddo intenso. Si rivolge al tavolo lì vicino e chiede: “È questo il tavolo di Laura?”. Le signore si guardano stupite. Gli vado incontro: Laura  sono io. Il Tavolo di Amalia è ancora vuoto stamattina, ma le altre verranno tra poco. Solo Amalia non si fa più vedere purtroppo.

Ci sediamo e facciamo conoscenza, anche se ci sembra di essere vecchi amici. Che lavoro fai esattamente, Salvatore?  “Lavoro per una società che certifica le stelle degli alberghi”. Interessante. Ecco perché viaggi in lungo e in largo per l’Inghilterra. “Sì. Ed è un lavoro interessante. Non so come funzioni qui in Italia, ma nel Regno Unito le stelle attribuite a un albergo o le rosette attribuite a un ristorante o a un pub, devono essere continuamente verificate”. Le rosette? “  – mi risponde – quelle per i ristoranti e i pub si chiamano così”. Un sistema un po’ diverso, dunque.

Salvatore sembra ben integrato a Londra, parla un perfetto italiano e quel lieve accento british gli conferisce un tocco di eleganza.
Intanto sono arrivate anche Teresa e Isabella. E a questo punto la domanda dobbiamo fargliela: “Come la mettiamo con la Brexit?”.
Lui risponde pacato. “Non sono preoccupato più di tanto. Non posso credere che un paese come l’Inghilterra con una tradizione democratica così antica  possa poi trattar male una persona come me che lavora lì da 27 anni. Dovrò fare il permesso di soggiorno? Lo farò! In Inghilterra queste cose non sono così difficili. Non esiste lo scontro con la burocrazia come in Italia. Ti colleghi  a internet e risolvi. Avrai delle spese da affrontare, questo sì. Ma non ci sono complicazioni”.

Ecco, sì, la burocrazia.Vi faccio un esempio – continua Salvatore – tempo fa mi era stata inflitta una multa che ritenevo ingiusta. Ho presentato ricorso via posta elettronica e dopo 4 giorni mi arriva una e-mail di risposta: il suo ricorso è stato accettato. Qui in Italia invece … “ Qui in Italia invece se pensiamo che la multa o l’ammenda che ci è stata inflitta, è ingiusta, ci impigliamo nella rete della burocrazia e perdiamo la voglia di fare ricorso.

Tutto vero … ma secondo te è giusto che l’Inghilterra
esca dall’Europa? Molto pacata la risposta di Salvatore: “Io credo che questa Europa vada cambiata. E spero che la Brexit possa dare un segnale forte da questo punto di vista”.
Sarebbe stato interessante mettere a confronto l’opinione di Giovanna e Davide con quella di Salvatore. “Sì, ho letto le loro opinioni al riguardo”, aggiunge Salvatore. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a combinare un incontro. Ma non mancherà occasione. Salvatore tornerà presto e contiamo di rivederci tutti insieme. “E magari la prossima volta mi porterete in giro per Ischia. Mi piacerebbe visitare S. Alessandro”. Ma certo, Salvatore. Sarà un piacere. Le nostre passeggiate per Ischia evidentemente sono molto seguite.
Dobbiamo lasciarci, il tempo vola. “Parto domani”, aggiunge lui salutandoci. Buon rientro. E a presto.

La Maddalena: il bosco che muore

Ci sono tornata più di una volta in questi giorni natalizi al Bosco della Maddalena, un luogo che mi è caro come pochi altri. È da lì che qualche anno fa cominciai a scoprire la collina, a lanciarmi in lunghe passeggiate per il verde di Ischia che poi vi ho raccontato sul blog.

Alberi alla Maddalena

Ci sono stata alla vigilia di Natale e mi ha preso lo sconforto. Gli alberi stanno morendo e nessuno interviene. Solo qualche corbezzolo resiste e lotta per affermare la vita. Tutto il resto muore. E non muore solo la bellezza di un bosco incantato. Muore la speranza di vita. Se non si interviene quanto prima, la collina frana. Con tutte le conseguenze del caso.
Ne avevo poi parlato al Tavolo davanti a un buon caffè. Qualcuno dei presenti mi aveva rassicurato. Pare che esista un progetto di recupero che prevede l’estirpazione

Corbezzoli Bosco della Maddalena

Corbezzoli

degli alberi secchi e malati e la piantumazione di altri.
Io che per natura sono diffidente, mi sento addosso quella strana sensazione che si stia aspettando la morte del bosco per dare il via a chissà quale progetto di cementificazione.
D’altra parte il bosco ha già subito attacchi di questo genere. Più in basso, nei pressi del campo sportivo di  Casamicciola,  anni fa furono abbattuti alberi giovani e sani per far posto a una caserma della Forestale. Solo dopo, quando l’assassinio degli alberi si era consumato, un magistrato ha fermato i lavori. Lo scheletro della caserma è ancora lì, a ricordarci a quale livello di stupidità poss aarrivare l’essere umano. È un monumento al paradosso: lo Stato che dice di combattere gli abusi edilizi, si rende poi protagonista di nefandezze simili.

Teresa

Mentre al nostro Tavolo confido la mia amarezza, vedo Teresa incuriosita. È il giorno di S. Stefano. La giornata è splendida: “Vogliamo andarci?” propongo. Andiamo. Teresa, Isabella e io ci infiliamo in macchina e in 10 minuti siamo lì all’ingresso del bosco.  Quando di buon passo arriviamo alla zona che domina il porto di Ischia, Teresa rimane incantata. La magia del bosco che si specchia nel mare è uno spettacolo che, quando ti appare davanti agli occhi per la prima volta, ti fa fermare il respiro.  Io intanto scatto foto che spero possano testimoniare la sofferenza del luogo.

Alberi secchi

Si farà davvero qualcosa? Non so. Pur non essendo un tecnico,  sono sicura che lì, da dove vi scatto queste foto, non è possibile costruire. Sotto i nostri piedi c’è un cratere, il Fondo dell’Oglio. Il terreno è franoso e friabile. La speranza è che questo faccia in modo che qualunque progetto non sia finalizzato alla costruzione di case, di caserme, di parcheggi, di piste per moto,  ma solo alla salvaguardia dell’utile bellezza del bosco. Sì, mai come in questo caso la bellezza è utile!

Sentiero a La Maddalena

Nel corso della passeggiata di S. Stefano, incontriamo una coppia di turisti che si era persa. “Non ci sono segnalazioni”, ci dicono stupiti. Non è la prima volta che mi capita di dover dare informazioni a turisti appassionati di trekking. Anche questa inadeguatezza è un mistero ischitano. Abbiamo colline bellissime e non siamo in grado di valorizzarle.

Ci siamo tornate ancora Teresa Isabella e io lì al Bosco e al Fondo dell’Oglio il 3 gennaio, allarmate dalla notizia di un incendio.

A destra ingresso Fondo Oglio

Ma il fuoco si era sviluppato più avanti, tra la Maddalena e il Montagnone, nella zona che sovrasta via Quercia.
Tornando in macchina verso casa abbiamo notato che pure in una giornata spazzata da un vento gelido di tramontana, qualcuno si dilettava ad “appicciare le rustine”. Con un vento del genere, basta un niente a far divampare un incendio. Quanto siamo strani…

Vicoli Saraceni a Forio

E stavolta Forio la si è vista davvero”. È il commento di una turista toscana  a conclusione della passeggiata per i vicoli di Forio, organizzata dall’Associazione Vicoli Saraceni.
Anna Capodanno Presidente Vicoli SaraceniL’appuntamento era per il I gennaio alle ore 15:00 nella piazza davanti alla Fontana e allo storico Bar Internazionale. Sono occasioni che servono proprio a noi Ischitani per conoscere meglio la nostra isola.
Pur di esserci ho sfidato il freddo e l’imbarazzo di lasciare in anticipo la sin troppo succulenta tavolata di famiglia.
Arrivo in piazza con qualche minuto di ritardo. Un folto numero di persone si stringe intorno alla prof.ssa Capodanno e al prof. Mandl che ci aiuteranno a scoprire storie e luoghi che forse molti Ischitani ignorano.  È la prof.ssa Capodanno a cominciare un racconto che si preannuncia avvincente: “Forio si estende lungo una striscia di mare da Punta Caruso a Punta Imperatore, mentre alle sue spalle si staglia l’Epomeo”.  È dunque un luogo di mare e di terra, di salite e di discese. “Chi arriva da Ischia dovrà affrontare la salita del Cavallaro e poi scendere giù verso il centro, in una zona che non a caso si chiama lo Scentone.” Ma è il nome del Comune a richiedere attenzione. “Un’ipotesi accreditata è che Forio provenga da “fiorito”. Qui il sole tramonta tardi e caldeggia il fiorire di piante e fiori che arredano giardini famosi nel mondo.
Ci addentriamo per via S. Antonio Abate, cominciando a scoprire vicoli, case, torri e chiese. Qui ogni pietra ha una sua storia. Diversi portali di case e di Chiese sono costruiti con la pietra di Zaro, il famoso bosco di Forio, e spesso espongono la stella alpina, un simbolo buon augurio.

Torre Patalano Forio

Torre Patalano

Torre Morgera Forio

Torre Morgera

Le torri
Tra i vicoli spesso strettissimi, spiccano le torri. E come ci spiega il prof. Mandl le torri a Forio hanno tutte un senso preciso. Quelle sul lato mare  hanno base circolare perché costituivano punti di avvistamento. Quelle interne, nei vicoli, hanno base quadrata e sono inglobate nelle case: il loro scopo era quello di fornire  ricovero alla popolazione in caso di assalto dei pirati. Per secoli Forio è stata meta prediletta delle scorribande. Ci addentriamo in via Casa Patalano, tanto stretta da rendere difficile fotografare la torre. E proprio a questo luogo è legata una delle tante storie commoventi che si narrano. Qui vivevano i fratelli Patalano, Giovannangelo e Giovanpietro. Giovannangelo fu rapito dai Pirati che chiesero a Giovanpietro un riscatto molto alto. Giovanpietro riuscì a raggranellare la somma impegnando il raccolto di grano.  Quando pieno di speranza corse al porto, fece appena in tempo a vedere la nave dei pirati allontanarsi. Il fratello partì per il suo funesto destino, lui impazzì dal dolore.

S. Vito Forio

S. Vito

Le Chiese
A Forio le Chiese sono tantespiega la professoressa Capodannoquesto è un luogo di fede e di lotta”. Entriamo nella Chiesa di S. Sebastiano, soffermandoci sulla sua storia molto intricata. Poi proseguendo per i vicoli, giungiamo alla Basilica della Madonna di Loreto, ricca di storia e di dipinti. Anche qui il prof. Mandl si intrattiene per spiegare le diverse tipicità del luogo e per sottolineare che la devozione alla Madonna di Loreto risale al 1300 quando i pescatori di Ancona entrarono in contatto con Forio per ragioni di commercio e pesca. Forio era sempre sulla rotta della gente di mare.
Mentre i numerosi turisti ascoltano a me è venuta voglia di un caffè. Mi fermo proprio al bar di fronte alla Chiesa. È affollato, ma un caffè in piedi riesco a rimediarlo in fretta senza perdere di vista il gruppo che intanto prosegue.
Passo di corsa davanti alla Torre Cigliano e raggiungo il gruppo diretto alla Basilica di S. Vito, il Santo Patrono di Forio. Anche qui il prof. Mandl si sofferma su diversi particolari della Chiesa e racconta che i Foriani hanno scelto S. Vito come patrono perché gli hanno attribuito il merito di aver sconfitto la malattia della vite. In realtà la storia ci dice che a sconfiggere la peronospora furono i fratelli Sanfilippo che portarono dalla Sicilia un prodotto a base di zolfo. Tutto questo però ci testimonia due aspetti importanti: la natura fortemente passionale e orgogliosa della gente di Forio e la tradizione contadina del luogo.

Torre Torone Forio

Torre Torone

Visitiamo infine la torre Torone che troneggia di fronte alla Basilica del Patrono, dove proprio al tramonto ci accoglie un gruppo con canti popolari. E per tornare in centro passiamo ancora per i vicoli. E qui la sorpresa, resa ancora più suggestiva dal buio: un gruppo di giovani attori inscena un assalto di pirati con relativa funga di donne e bambini.
Mentre ci dirigiamo al Torrione per il rinfresco, ringrazio per lo splendido pomeriggio la prof.ssa Capodanno, presidente dell’Associazione Vicoli Saraceni. La mia speranza è che in futuro passeggiate come queste possano essere organizzate anche in orari adatti agli Ischitani che, come me, hanno tanto bisogno di conoscere l’isola.

Buon anno

Chiacchiere, caffè e allegria qui al nostro Tavolo. Siamo a Ischia Ponte, come ci capita spesso.  La foto, che ritrae Teresa, Isabella e Anna in un momento di buonumore, risale a settembre. E quel mese è stato decisivo per me in quest’anno 2018 che ci sta lasciando.
In quel mese di settembre ho deciso di ripartire con la mia attività lavorativa, che poi vi ho presentato di recente con la nuova pagina web del centro traduzioni le copain. In quel mese di settembre sono tornata in collina, come vi ho scritto qui. In quel mese di settembre sono ricominciate tante cose.

È stato un anno difficile e importante.
Qui sul blog il numero di lettori è aumentato del 50%. I riscontri sono sempre più numerosi e affettuosi. E chissà che proprio qui su questo blog non ci saranno novità importanti per il prossimo anno.
Intanto voglio dire GRAZIE alle mie amiche del Tavolo che nei momenti bui non mi hanno mai lasciata da sola. E voglio dire grazie agli amici e alle amiche che da lontano mi hanno fatto sentire la loro vicinanza.
E devo dire grazie a tutti quelli che mi chiedono di scrivere di più. E voglio anche dire grazie a quelli che mi rimproverano perché sono quasi sempre dietro la macchina fotografica e non mi faccio mai vedere. Ma io sono fatta così…
E a tutti voi che seguite il Tavolo un abbraccio circolare con l’augurio che il 2019 porti salute, pace e allegria a tutto il mondo.

Solo per la cronaca. L’articolo più letto quest’anno è stato “Un Monzù a Ischia Ponte
Vi prometto che ci vedremo prestissimo: ho tante cose da raccontare

Voci di Ischia Ponte: Giuseppe il pescatore

Era una mattinata grigia e fredda, ieri. Ma a Ischia Ponte si stava bene lo stesso. Avevamo appena preso il caffè Teresa e io, e sebbene si fosse fatto tardi avevamo voglia di fare due passi.
Andiamo sul pontile, proprio lì dove sbarca Lenù per raggiungere la corriera per Barano che la condurrà a vivere un’intensa estate ischitana.
Fa abbastanza freddo, le barche con il pesce fresco sono poche e hanno ormai poca merce. Ci fermiamo comunque a dare un’occhiata. Un pescatore, vedendomi armata di macchina fotografica, richiama la mia attenzione: “Faciteme ‘na foto!” e si mette in posa con la sua spasella di pesce fresco. “Ma vuje scrivite ‘ncopp o’ giurnale? Mi farete diventare famoso?” E ride di gusto.
Ma che pesce avete?” chiede Teresa. “Una pescatrice” risponde lui orgoglioso. “Questa è saporita assaje cucinatela al sugo. È il pesce migliore”, ci dice un passante incitandoci a comprare.
Ma non abbiamo voglia di cucinare pesce. La vigilia si avvicina, ne mangeremo tanto. Ma il pescatore non sembra perdere il suo buon umore. “Dicite, oddo’ scrivite vuje, ‘ncopp o’ Mattino”. Non sono una giornalista, mi dispiace. Sono su internet. “Ah state là, ci sto pure io. Mi ha iscritto mia moglie. Vi vengo a cercare” .  E aggiunge serio: “E se non ci vediamo, tanti auguri di Buon Natale”. Ma ci vediamo, stiamo qua, a Ischia Ponte.
Però è bello dirlo. Se non ci vediamo, Buon Natale

La voce di Maria: i presepi a Ischia Ponte

Stamattina mentre aspettavo Teresa per il caffè a Ischia Ponte, la mia attenzione è stata attratta da un presepe particolare. È proprio lì nei pressi del noto panificio Boccia. È il presepe che Maria Pilato allestisce ogni anno con materiali davvero particolari. È la tela da sacco a essere la protagonista della scena e a rendere il tutto molto suggestivo. Qualche giorno fa ero passata di là, ma l’opera non era ancora compiuta. “Ci sta lavorando”, mi aveva detto un passante. Ripasserò, ho pensato.
E stamattina ho potuto ammirare l’opera finalmente terminata. Mentre scatto qualche foto, mi sento chiamare. “Signora, scrivete, scrivete … “.  È Maria che mi chiama e non sembra essere di buon umore.


Ch’è succies? Le domando. “Vedete il presepe, io lo faccio qua ogni anno, voi lo sapete”. Certo. “Avevo mandato le foto perché le inserissero nell’ itinerario presepistico, ma poi ho avuto una brutta sorpresa. La foto che hanno messo, non è di questo presepe, ma di quello che è esposto a casa mia. Ed è solo di un particolare. Non mi è piaciuta, ci sono rimasta male”. Intanto arriva Teresa che ribatte convinta: “Maria, ma che dici, la foto è molto bella, l’ho vista…” Maria non trova pace: “Ma non è di questo presepe”.
Allora proviamo a far capire quello che è successo …
Maria Pilato, signora anziana e vivacissima, vive  nel cuore di Ischia Ponte ed è nota a tutti per le sue opere di artigianato. Le Pupate di stoffa che ogni anno confeziona per l’Unicef sono vere opere d’arte. E per Natale l’impegno di Maria raddoppia. Infatti è solita allestire ben due presepi: uno in casa sua, l’altro all’angolo di strada sotto casa. Al primo presepe, quello dentro casa, Isabella Marino dedicò l’anno scorso un  bel post che potete rileggere cliccando >qui. Il secondo è quello che vedete qui ritratto nella foto.
Il primo presepe è più classico ed elaborato, il secondo – che vedete nelle foto – più rustico e originale. Entrambi sono bellissimi.
L’Associazione “Amici del Presepe” è solita dedicare una brochure all’Itinerario Presepistico con le foto dei presepi più significativi esposti sul territorio dell’isola, indicando anche la collocazione e gli orari in cui è possibile visitarli.
Ora Maria Pilato sostiene che nella brochure la foto che mostra il presepe in casa sua non renda merito all’opera. In ogni caso lei avrebbe preferito una foto del presepe esposto sulla strada.
Senza addentrarmi nel merito della discussione, mi sento di dire solo una cosa. Nessuna foto – sono pronta a scommetterci – potrà mai davvero rendere giustizia ai due presepi. Queste sono opere che vanno ammirate di persona, per cogliere tutti quei dettagli che parlano di fatica, di passione, di creatività.  E allora a voi tutti non posso che dare un consiglio. Che siate Ischitani o turisti, andate a Ischia Ponte. Ci troverete tante cose da visitare. Tra i bar e i locali, i palazzi storici, il Castello, le Chiese  e il Museo del Mare troverete anche diversi presepi. E in via G. Da Procida, proprio vicino al panificio Boccia, potrete ammirare il piccolo presepe di Maria. Per visitare l’opera più grande e articolata, dovrete affrontare la scalinatella che conduce a casa sua. Un po’ faticosa, ma vale davvero la pena.

La nuova pagina web del Centro Traduzioni Le Copain

Incontro una signora per strada, al porto d’Ischia, mentre aspetto di imbarcarmi per Napoli: “Ma che fai? – mi chiede affettuosamente – non scrivi più? Quella tua storia del Centro Traduzioni che fine ha fatto? Mica ci abbandoni così?
Ma no, che non vi abbandono. Riprendo presto e arriverò alla conclusione. Anche perché il presente preme con le sue nuove sfide.

Devo confessarvelo: in questo mese sono stata molto impegnata con gli ultimi ritocchi alla nuova pagina del Centro Traduzioni Le Copain  – oggi è semplicemente – di Laura Mattera Iacono, proprio come agli inizi. Ma a differenza degli inizi, ora i servizi che offro sono solo quelli che fornisco io in prima persona. Non ho più un team di collaboratori. Quel sogno di lavoro in gruppo – come scoprirete nel prosieguo della storia  – è ormai svanito. Cosa vi propongo oggi? Ecco qui:
Traduzioni dal tedesco in italiano, soprattutto in Diritto, Letteratura e Turismo
Copywriting, scrivo testi per siti web sopratutto per aziende turistiche, elaboro itinerari naturalistici e culturali, provo a valorizzare con la forza delle parole i luoghi e le persone.
Insomma traduco dal tedesco e scrivo in italiano.
Diverse persone mi chiedono: “Ma se ti affido il compito di scrivere il testo per il sito del mio albergo, poi non provvedi per la traduzione nelle lingue straniere?
Calma. In questo caso proverò a risolvere il problema …

Intanto ieri sera, martedì 18 dicembre 2018, ha fatto il suo esordio anche il Blog del nuovo sito con l’articolo  Gli attrezzi del mio lavoro che potrete leggere cliccando sul titolo. Naturalmente mi aspetto  che visitiate tutta la pagina e mi diciate cosa ne pensate. Non vi sarà difficile trovare Home, Chi Sono, Traduzioni, Copy, Portfolio, Blog e Contatti. La sezione Portfolio non è ancora completa. E infatti sto lavorando proprio per “riempire i vuoti”. I lavori da inserire sono tanti … un po’ per volta riuscirò.
Intanto, grazie a tutti voi per la pazienza. E a presto su queste pagine …

“U pennino”/ 8 aprile 2015

(Non ho visto ieri sera la puntata della serie TV L’Amica geniale. Ero distratta dal Napoli. Attendo di vedere la replica su Rai Premium. Mi dicono che alcune scene sono state girate oltre che a Ischia Ponte, anche a via Giorgio Corafà, l’antico sentiero di Barano d’Ischia che conduce ai Maronti. Ci sono stata 3 anni fa. E’ una strada che oggi pochi conoscono. Ecco il mio resoconto della passeggiata di allora)

Trascorrere la Pasquetta a Ischia non è difficile, neanche in una giornata quasi invernale. Le piogge dei giorni precedenti sconsigliavano la tradizionale escursione nel verde. Ma qualcosa da fare si rimedia.
Ho scelto di andare ai Maronti, spiaggia notissima, percorrendo un itinerario ormai quasi dimenticato: via Giorgio Corafà. Un tempo era l’unica strada che collegava Testaccio con i Maronti, la gente del luogo la definisce ancora oggi “u’ pennino“, per quella sua discesa a pendio verso il mare. Ci mancavo da molto tempo. La ricordavo come una discesa a gradoni tra terre coltivate e “parracine” quasi artistiche, opera di mano sapiente e paziente. Ma quello che ho trovato, mi ha fatto male al cuore. Di quel sentiero è rimasto poco o nulla. L’Uomo, con la sua superbia, è intervenuto, ha distrutto.
Gli antichi gradoni sono quasi del tutto coperti da cemento, per consentire il passaggio ai mezzi a quattro ruote. Le antiche parracine non esistono più, sono state sostituite da pietre malmesse. Tutt’intorno case, costruzioni … In alto, su uno dei muri che costeggiano il sentiero, una casa sembra mettere in discussione le mie reminiscenze di fisica … sul selciato pietre e fango, probabile esito delle intense piogge degli ultimi mesi.
Vorrei fotografare, ma a sorpresa la mia macchina si inceppa, come se si vergognasse di guardare e di mostrare. Una cosa però è rimasta inalterata: la vista sulla spiaggia e su S. Angelo.  E la mia macchina fotografica si rianima. Quello sì, è un panorama che ha voglia di mostrare.
Questa era una strada importante una volta”  mi racconta un signore. “Ogni giorno ci vedevi passare le donne di Testaccio, di Piedimonte, di Fiaiano. Venivano qui con le ceste di frutta sulla testa e ‘u valanzone’ (la bilancia) in mano. Andavano a vendere la frutta ai Maronti e si spingevano fino a S. Angelo. Vendevano i loro prodotti casa per casa … “.
Era una strada che raccontava la fatica  e testimoniava la bellezza. Noi non ne abbiamo avuto rispetto. Perché non abbiamo più storia, non abbiamo più testa. E non abbiamo più cuore.