Al tavolo di Amalia

di Laura Mattera Iacono

Milanesi a Ischia: Caterina Cutrupi

Caterina_Cutrupi_1Sabato mattina, con un sole ancora estivo, Teresa, Isabella, Anna e io prendiamo il caffè a Ischia Ponte. D’un tratto, poco dopo le 10:00, mi arriva una telefonata. “Sono a Lacco Ameno, ti raggiungo lì con un autobus?”. È Caterina Cutrupi, una collega traduttrice che avevo conosciuto a Milano la scorsa primavera in occasione dell’Assemblea di ANITI, la nostra associazione. “No, per carità. Ti raggiungo io.” Sapevo che era a Ischia per una breve vacanza e avevamo previsto di vederci. Ho preferito andare io da lei, per evitarle l’esperienza dell’autobus, che a Ischia da qualche anno a questa parte non è proprio raccomandabile.
Lascio dunque le amiche al tavolo, prendo l’auto e mi dirigo a Lacco Ameno. Ed ecco, poco dopo, il primo impiccio. Una scolaresca esce da scuola (ore 10:45!) e il traffico si blocca. Pazienza. Caterina aspetta.
Tra Casamicciola e Lacco la marcia è costante, anche se le auto sono tante. Arrivo finalmente a Lacco, trovo posto nel parcheggio. Ma la macchinetta per il pagamento del ticket non sembra funzionare. Oddio! Corro sulla strada, vedo un vigile: “Deve prima inserire il numero di targa”. Ah ecco. Ma non potrebbero scriverlo chiaramente nelle istruzioni? Torno indietro di corsa, la macchinetta funziona. Ritorno verso il  centro di Lacco, sono sudatissima, per quanto indossi abiti molto poco professionali. Caterina mi corre incontro: “Ma tu vivi in paradiso!”. Certo, se solo eliminassimo un po’ di quotidianità.
Caterina_Cutrupi_2E passeggiamo di fianco al Mare di un colore azzurro da sogno, entriamo in un bar e ci sediamo in terrazza. A destra il Fungo, di fronte a noi il piccolo approdo turistico pieno di barche, a sinistra S. Montano con il verde della collina di Montevico che si specchia nell’acqua. Sì, siamo in paradiso.
Che bello essere qui –  mi dice Caterina – non ero mai stata a Ischia”. Intanto arrivano i nostri caffè. E lei prosegue: “E poi la gente…  com’è espansiva qui la gente. A Milano mi trovo benissimo, ma la gente del Sud, con quel suo modo di essere, un po’ mi manca”. Caterina è calabrese, ma vive a Milano fin da giovanissima. “Sai, Milano è l’efficienza, tutto è perfettamente organizzato, ma le persone per strada, per esempio, non ti rivolgerebbero la parola come invece succede qui”.  Certo, la gente. A noi però manca un po’ dell’efficienza nordica.
Inevitabilmente cominciamo a parlare di lavoro Siamo traduttrici in ambito giuridico, lei per l’inglese e il francese, io per il tedesco. E chiacchierando, scopriamo una volta di più di condividere non solo la passione per le lingue e la comunicazione, ma anche quella per il Diritto.
Alla fine sfoggio la mia macchina fotografica. Con i consigli di mia figlia forse riuscirò a fare qualche scatto decente. “Dai, Caterina, una foto”. Caterina si alza, si mette in posa. Ma l’incidenza della luce non è delle migliori. E allora gli avventori del locale interrompono le loro chiacchiere per darci qualche consiglio. “Mettitev’ cchiù là, jate meglio”, “No no, state meglio di qua. Aspettate mi sposto”. Insomma la partecipazione è vivacissima, quasi a voler confermare quanto Caterina mi aveva detto all’inizio. Lei ride di gusto, ma purtroppo non c’è niente da fare. Per uno scatto buono dobbiamo uscire dal locale. E certo a Lacco Ameno non mancano angoli giusti per una foto. È ora di pranzo, dobbiamo lasciarci. “Rimango ancora qualche giorno”, mi dice lei. E allora speriamo di vederci ancora , magari in qualche altro angolo di Ischia.

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Ischia Ponte

Quando si ama … Flavia Vinci guarda Ischia con gli occhi di un’innamorata

Flavia Vinci

Ponte is my favorite part of the Island.

Photo of GiorjignaPhoto of Giorjigna

Photo of GiorjignaPhoto of Giorjigna

It reminds me my childhood and to me it has always been the island of the flowers.

In August you cannot find that much but the air has always a good scent of nature.

I can enjoy it no matter of the weather conditions.

This is an island for dreamers! ❤️

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Romani a Ischia: Flavia Vinci

Flavia_Vinci_a_Ischia

Navigando per i mari del web, capitano a volte cose che davvero ti sorprendono.
Ve la racconto dall’inizio questa cosa, perché è proprio carina.
Avevo pubblicato un pezzo sul Mare di buon mattino, su quelle emozioni che avevo provato –  pur da vecchia ischitana – semplicemente andando alla spiaggia alle 8:00 del mattino in piena estate, quando nelle ore di punta la calca e il caldo rendono tutto insopportabile. Non mi sembrava un pezzo tanto appassionante. Eppure i lettori sono stati tanti, così come gli apprezzamenti.
Tra i diversi commenti mi colpiscono in modo particolare quelli di Flavia Vinci, una giovane romana che mi contatta anche in privato: “Sono appena arrivata a Ischia, alloggio a Forio e mi trattengo per pochi giorni. Ci vediamo per un caffè?” Ma certo. L’unica difficoltà è mettere insieme le altre amiche del Tavolo che in piena estate sono spesso affaccendate. Ma noi due, Flavia e io, riusciamo a incontrarci una mattina, a Piazza degli Eroi, al mitico Bar Calise di Ischia
Siamo proprio nei giorni di Ferragosto, le condizioni del tempo non sono delle migliori, molta gente preferisce passeggiare o fermarsi al bar invece di andare al mare. Eppure nel bel giardino del mitico Calise si trova sempre un posticino tranquillo dove poter godere dei profumi della natura e chiacchierare in pace.
Sono di Roma – esordisce Flavia – da bambina venivo sempre a Ischia in vacanza d’estate. Alloggiavo proprio tra Ischia Ponte e La Mandra. Il tuo post mi ha riportato indietro negli anni, mi ha fatto rivivere quelle emozioni”. L’ascolto volentieri. Capisco che è una persona che ha tanto raccontare. “Ho studiato lingue e sognavo di diventare traduttrice”, mi dice sorridendo.
Poi la vita cambia. “Ho lasciato Roma e ho cominciato a viaggiare.  Certo lasciare casa e famiglia è sempre doloroso, ma io avevo una gran voglia di scoprire. Poi per un lungo periodo mi sono fermata in Sicilia. Bellissima la Sicilia. Però mi mancava qualcosa. E così ho ripreso a viaggiare … “
Ma con il lavoro? Mentre arrivano i nostri caffè, lei continua a raccontare: “All’estero all’inizio è stato difficile soprattutto adattarsi a un modo diverso di concepire il mondo del lavoro. Ma se ti dai da fare, se hai qualità, riesci a inserirti. Io ho cominciato sulle navi da crociera, poi ho trovato lavoro negli alberghi in Inghilterra e Francia. Ora avevo un lavoro in Francia, l’ho lasciato perché non mi conveniva. E aspetto di trovarne un altro”. Sei sicura di riuscire?  “Sono fiduciosa, ho accumulato tanta esperienza, ho un buon CV che ho inviato a tante aziende. Sono praticamente certa che mi chiamano. Sai, all’estero la parola chiave è flessibilità. Ecco, io  credo che noi Italiani dovremmo imparare ad essere più flessibili, anche mentalmente”.
Insomma, una volta superati i problemi iniziali di adattamento, per Flavia non è stato così difficile inserirsi nel mondo del lavoro all’estero. Ma all’estero, forse, non è diverso solo il lavoro, è diverso il modo di vivere. So che questo è un argomento complesso, ma io voglio proporvelo come spunto di riflessione, tanto più che il racconto proviene dall’esperienza diretta di una giovane italiana.
Flavia e io ci dobbiamo lasciare, ma rimarremo in contatto tramite i nostri blog e speriamo presto di rivederci, a Ischia o per le strade del mondo.
Se volete visitare il blog di Flavia, vi basta cliccare qui: https://flaviavinci.wordpress.com. È un blog di foto e di brevi riflessioni in inglese. “ –  mi dice Flavia – sono soprattutto le foto e le riflessioni dei miei viaggi. Scrivo in inglese per raggiungere i miei amici sparsi un po’ dovunque”.  E non mancano foto e riflessioni sul suo recente soggiorno a Ischia. Non vi viene voglia di visitarlo?

L’archeologia e i bambini

IMG_20180804_211026In questa estate ischitana ricca di incontri, eventi, emozioni e ritorni voglio raccontarvi un episodio che mi ha particolarmente colpito. Un sabato sera, proprio agli inizi di agosto, nella sala multimediale di Ischia Ponte si tiene una conferenza su “Thalassa e Nostoi: storie di uomini di mare” con l’intervento di Mariangela Catuogno, una giovane archeologa di cui vi ho già parlato in passato. Il tema centrale è il mare che unisce, il mare che trasporta, il mare che in quei tempi antichi è “come un’autostrada”, teatro di incontri e di scontri. Ci racconta Mariangela Catuogno dei vari reperti, rinvenuti sulle isole, che contribuiscono a raccontare le storie di quegli Uomini di Mare. Sull’evento troverete un ampio resoconto su Qui Ischia, io preferisco raccontarvi un particolare.
RepertiLa piccola sala è piena, il pubblico attento. In prima fila sono sedute due ragazzine di circa 10 anni. Ho saputo poi che hanno chiesto il permesso per rimanere: i posti disponibili sono pochi, la gente è tanta e loro evidentemente temevano di essere di troppo.
A un certo  punto, mentre Mariangela Catuogno mostra alcuni reperti sulla lavagna multimediale, una delle due ragazzine interviene: “Ma sono frammenti di vasi?”. “Certo”, risponde l’oratrice senza scomporsi. Le due giovani ascoltatrici continuano a seguire con grande attenzione.
Alla fine della conferenza, mentre noi ci intratteniamo per complimentarci con Mariangela Catuogno e con gli organizzatori della serata,  le due amichette scappano via di gran corsa. Poco dopo ricompaiono raggianti, si fanno largo nel piccolo capannello di persone e mostrano qualcosa: “Sulla spiaggia abbiamo trovato questo. Potrebbe essere un reperto?”. Mariangela Catuogno si china e osserva attentamente. Poi commenta dispiaciuta: “Eh no, mi dispiace. Questo è troppo moderno”. E si affretta ad aggiungere: “Ma voi non scoraggiatevi. Continuate a cercare, le nostre spiagge sono piene di reperti. Vedrete che riuscirete a trovare qualcosa. Ci vuole molta pazienza”. Le due bambine ringraziano e salutano per niente scoraggiate. Sono certa che continueranno a cercare.
Non so voi cosa pensiate, ma io sono rimasta a bocca aperta. Certo Mariangela Catuogno è un’archeologa appassionata che riesce a trascinarti nel mondo antico facendone sentire tutta la modernità. Però credo che sia difficile incontrare due bambine così piene di interessi, di curiosità, di voglia di conoscere e di addentrarsi in una materia che spesso è considerata pesante.  È uno di quei casi rari in cui scuola e famiglia funzionano bene? O sono solo due bambine straordinarie? In ogni caso per una volta si potrà pur dire che la nostra Storia è in buone mani. Non credete?

 

 

Rilanciare il Museo del Mare

MeraviglieSono andata volentieri ieri sera al Museo del Mare a Ischia Ponte. Era stata indetta una riunione per parlare del rilancio di una struttura che, come vi ho già raccontato qui, era in sofferenza già da tempo.
Luciano Di Meglio, uno dei padri fondatori del Museo, ha subito rassicurato i numerosi presenti: l’emergenza economica è stata superata grazie all’intervento dell’armatore Salvatore Lauro. Ora però bisogna rimboccarsi le maniche e studiare un progetto che possa davvero rilanciare il Museo.
A questo proposito  considero di buon auspicio la presenza dei rappresentanti dell’Istituto Mennella (Nautico e Turistico) e della Scuola Media Scotti. Gli insegnanti hanno sottolineato la disponibilità delle loro rispettive scuole a prendere parte attiva al rilancio del Museo del Mare che è un pezzo fondamentale della nostra storia.
Coinvolgere giovani e ragazzi nella riscoperta, nella difesa e nella valorizzazione del territorio è fondamentale e la scuola riveste un ruolo centrale in questo senso.  Sarebbe tuttavia auspicabile che tutte le Scuole di Ischia formulassero a tal fine un progetto unico collaborando sotto l’insegna di Scuola pubblica ed evitando di scendere su quel terreno della concorrenza che è diventato usuale, data la scellerata politica dei governi italiani degli ultimi vent’anni.
D’altra parte le cose da fare sono tante e richiedono professionalità e competenze diverse.
Il Museo del Mare è alloggiato nel Palazzo dell’Orologio, una sede piccola, considerata penalizzante. Eppure è una sede di prestigio perché vanta una storia centenaria ed è situata nel bel mezzo del borgo storico di Ischia Ponte, un centro che il mondo ci invidia. Io credo che si possa partire proprio da qui: inserire il Museo del Mare in un itinerario storico e artistico, opportunamente valorizzato,  che coinvolga le Chiese e i Palazzi storici di Ischia Ponte.
Non sarebbe male inoltre far in modo che ischitani e turisti riscoprissero anche le antiche vie del commercio, come Soronzano e Procidano-Pozzolana, che univano  la campagna con il borgo marinaro.  Da non sottovalutare l’ipotesi di mettere in relazione – o in rete, come si dice oggi – il Museo del Mare con il Museo Contadino di Panza e le storiche Cantine vinicole sparse sul territorio. In questo modo si potrebbero valorizzare insieme le due anime di Ischia, la contadina e la marinara, che  solo in apparenza sono conflittuali, ma che in realtà confluiscono fino a fondersi. Perché Ischia è un’isola di terra, ma è una terra che viene dal mare.
E infine come trascurare la forza del racconto? I vecchi, marinai e pescatori, hanno tanto da raccontare e forse hanno solo bisogno di qualcuno che li ascolti. Mettere intorno a un tavolo, bambini, ragazzi e vecchi, far riscoprire ai giovani il piacere dell’ascolto, sarebbe davvero fantastico, non credete? Senza contare che poi i ragazzi potrebbero valorizzare questi racconti mettendoli in “bella scrittura” su carta o sul web.
Naturalmente queste sono solo ipotesi, buttate giù così un po’ alla rinfusa. Ma speriamo di approfondire i temi. Intanto per settembre e ottobre il Museo è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 20:00.  Andate a visitarlo, vale davvero la pena.

I sentieri della lucertola a Barano d’Ischia. Davvero il Comune interviene?

A Ischia Ponte venerdì sera, prima dell’ormai tradizionale Borgo in Festa, si è tenuta una bella chiacchierata in piazza sulla prevenzione degli incendi, a cura di CAI, Legambiente, Associazione Forio C.B. Potrete leggere i dettagli dell’evento cliccando qui su Qui Ischia. A me preme sottolineare un particolare che mi ha colpito non poco.
Alla chiacchierata era presente una delegata del Comune di Barano d’Ischia, Emanuela Mangione, che nel suo intervento sulla situazione boschiva dell’isola, ha sottolineato che il Comune di Barano ha intenzione di ripristinare “i sentieri della lucertola”.
Al solo sentire queste parole sono letteralmente saltata dalla sedia, in uno scatto di gioia e di sbigottimento.

I “sentieri della lucertola”, ricordiamolo, furono creati intorno alla fine degli anni ’90 per iniziativa di un assessore del Comune di Barano. Lo scopo era quello di consentire agli escursionisti di immergersi nel verde della collina del Cretaio e raggiungere agevolmente Piano S. Paolo e la storica fonte di Buceto. I sentieri erano ben 4, ma, che io sappia, oggi  è possibile rintracciarne solo 2Uno in particolare è in condizioni davvero pietose e in un punto è addirittura inaccessibile per una voragine che si è aperta da tempo. Ve ne ho parlato diffusamente in un pezzo di un anno e mezzo fa che vi ho riproposto in questi giorni. Se volete leggerlo, cliccate qui.  Inutile ripetere che le segnalazioni fatte per tempo attraverso i media non hanno avuto alcun esito.

L’altro sentiero, quello a gradoni, è ancora agibile anche se presenta alcune criticità e in ogni caso è dominato da sciatteria e trascuratezza. Eppure quest’ultimo è un sentiero che racconta la storia: la storia di Ischia di un tempo, la storia della sapienza e della pazienza dei contadini, la storia della capacità dell’essere umano di intervenire con acume. Non a caso tempo fa ho dedicato a quel sentiero il post dal titolo significativo: Quando le pietre raccontano. Io credo che la gente di Ischia, e di Barano in particolare, dovrebbe essere orgogliosa di quei luoghi.
Degli altri due sentieri io sinceramente non ho traccia, per quanto in un recente passato sia stata un’abitudinaria dei luoghi.

Ora il Comune di Barano d’Ischia ci fa sapere attraverso Emanuela Mangione di voler ripristinare i 4 sentieri della lucertola. Bene. Ma cosa intende fare esattamente? Una pulizia del sottobosco? Una sapiente potatura? Già questo sarebbe tanto, ma non è certo sufficiente. La voragine che si aperta in uno dei sentieri merita estrema attenzione. Emanuela Mangione si è prestata gentilmente a rispondere alle mie domande, anche se ha precisato di non essere lei responsabile per l’Ambiente al Comune di Barano. Tuttavia si è detta pronta ad approfondire una situazione che sta a cuore a lei e a tutta l’Amministrazione comunale. Io le credo. Io ho fiducia nei giovani. E aspetto.

Colgo l’occasione anche per ringraziare gli organizzatori del Borgo in Festa che hanno pensato di introdurre la festa settimanale di Ischia Ponte con una bella chiacchierata. Occasioni del genere sono preziose e possono anche contribuire alla buona riuscita dell’evento di piazza.

Raccontare tutto/ 5 marzo 2017

Vi ripropongo un articolo di un anno e mezzo fa. È il racconto disperato di una passeggiata per un sentiero bellissimo che stava per crollare sotto i colpi dell’abbandono. Ieri sera ho sentito da fonti ufficiali che il Comune di Barano d’Ischia intende ripristinare presto i 4 sentieri della lucertola. Sarà vero? Qui al tavolo ne parleremo ancora. 
Intanto ecco l’articolo del 5 marzo 2017.

crollo_2È bello raccontare il bello di Ischia. Sì, mi piace inseguire il sole, lasciarmi abbracciare dal bosco, fermarmi in riva al mare ad ammirare l’immenso o semplicemente godermi gli spettacoli della natura che Ischia riesce a regalare.

E però, arrivano momenti in cui l‘incanto si rompe e senti la rabbia che ti assale. E ti arrabbi ancora di più perché pensi a quelli che … “queste cose non bisogna dirle, queste cose fanno male all’immagine, queste cose i turisti non devono saperle” …

Che cosa è successo? Ve lo spiego subito. Io ero solita andare a Buceto, passando per Piano S. Paolo, sulla collina del Cretaio a Barano d’Ischia. Avevo trovato un sentiero semplice, proprio adatto a chi, come me, è tutt’altro che giovane, agile, abile a salire e scendere per sentieri scoscesi. Uno dei “sentieri della lucertola” a Fiaiano era proprio adatto a me: pochi gradoni, abbastanza bassi, qualche punto un po’ così, ma niente di particolarmente difficile. E più ci andavo, più entravo in confidenza con la natura, riuscivo a capirne gli ostacoli e ad affrontarli.

A un certo punto però, è successo qualcosa. A Piano S. Paolo trovavo spesso un signore, Riccardo, che nelle sfortune della sua vita aveva trovato in quel luogo la sua oasi di pace. Se ne prendeva cura, lo puliva. Ci aveva perfino attrezzato una capanna con un presepe, con i pastori,  la Madonna, S. Giuseppe.

Ma chissà perché, una mano sconosciuta ha distrutto tutto… Riccardo ci è rimasto male, ha abbandonato il luogo che da allora è pressoché abbandonato. Lui, Riccardo, avrà trovato altri luoghi dove coltivare la sua passione per la natura.

Ma non è tutto.  Poco prima di Piano S. Paolo, in cima ai gradoni, c’è una casetta che serve – così mi hanno spiegato – come punto di raccolta dell’acqua che proviene dalla Fonte di Buceto. Ai piedi della casetta, la forza dell’acqua aveva cominciato a rosicare il terreno, creando danni. La cosa era stata segnalata già all’inizio. Se ne era occupata Isabella Marino su “Il Golfo”, un bel po’ di anni fa. L’allarme è rimasto inascoltato.  E il danno è peggiorato. Qualche anno fa anche io segnalai sulla pagina FB il punto pericolante. Diversi lettori mi hanno testimoniato che analoghe segnalazioni sono state fatte alle autorità competenti. Nessuna risposta. Ora in quel punto il terreno è  franato. Accedere da lì a Piano S. Paolo e a Buceto è praticamente impossibile.

Se le autorità competenti avessero dato seguito alle segnalazioni di qualche anno fa, sarebbe stato possibile sanare la situazione con poca spesa“, mi dice un esperto. “Ora invece è tutto più difficile“. Certo, ora è tutto più difficile. E non basta: “Se non si interviene in qualche modo, presto quel punto della collina crollerà. Bada che il problema non proviene solo dall’acqua, ma anche dai motociclisti che si ostinano a venire qui, spaccando tutto. Quelle moto sono troppo pesanti per quel sentiero“. Ecco.

Ascoltando queste parole un pensiero si attorciglia nella mente. Non è che per riqualificare la zona, lì ci vorranno costruire uno stadio ? O magari una pista per moto? O forse delle scale mobili?… Ecco, sì … chissà!

 

“Un tempo si rispettava il dolore altrui”

Mina_Scotto_Annamaria_GeladasSui social capita di incontrare i vecchi amici. E capita di leggere cose bellissime. Annamaria Geladas è una vecchia amica che il 16 agosto sul suo profilo Facebook ha scritto un post che voglio riportarvi qui integralmente.

Un tempo si rispettava il dolore altrui. I vicini di casa chiudevano “gli scuri“, tenevano accuratamente spente radio e televisione, camminavano in punta di piedi, abbassavano il volume delle loro voci. Quando un evento di qualsiasi natura colpiva la Nazione ed era proclamato il lutto nazionale, gli edifici pubblici esponevano il tricolore a mezz’asta, radio e TV interrompevano le trasmissioni e trasmettevano solo musica da camera e Messe di Requiem. Era l’Italietta degli anni ’60, quando, anche se eri un bambino, ti insegnavano cosa è la morte, la sofferenza, la compassione. Ieri mattina persino le campane delle chiese suonavano a festa e ho detto tutto. Siamo il Titanic dove l’orchestra di bordo accompagnò allegra l’affondamento.

Annamaria Geladas si riferiva ai grandi festeggiamenti accompagnati dagli immancabili fuochi d’artificio che hanno scandito il Ferragosto qui a Ischia, proprio all’indomani della tragedia di Genova. Sì capisco, il silenzio non restituisce la vita alle persone tragicamente scomparse. Dopo una tragedia bisogna innanzitutto darsi da fare, provvedere ai sopravvissuti, dare un tetto a quelli che l’hanno perso, avviare le inchieste per accertare le eventuali responsabilità. Però scusate, un minimo di rispetto non guasterebbe.
A proposito: domani è il 21 agosto. Ce ne ricordiamo, vero?

Nella foto: Annamaria Geladas (a destra) con Mina Scotto

Luoghi di Casamicciola: il Bar Monti in piazza Maio

IlBarUn locale luminoso con saletta tv, angolo giornali, stanzetta per giocare a carte. Ai tavoli all’aperto alcune persone siedono consumando qualche bibita e gustandosi l’aria del tardo pomeriggio che qualche goccia di pioggia ha reso più fresca. Sembra una scena normale di fine estate. Ma qui siamo al Bar Monti, in Piazza Maio a Casamicciola. Qui circa un anno fa è successo …
Avevamo parlato spesso al nostro tavolo di questo bar, era da tempo che volevamo venire qui a prendere il nostro caffè. Il bar Monti ha potuto riaprire solo qualche mese fa, con coraggio, con la voglia di ricominciare.
Ci sediamo a un tavolo all’esterno, guardandoci intorno. Sulla nostra sinistra una lapide e un crocefisso ricordano che qui tanto tempo fa sorgeva la Chiesa di S. Maria LapideMaddalena che fu distrutta dal terremoto del 1883 e poi ricostruita più a valle. Poco oltre una saletta allestita alla buona. Qui nei giorni più tristi del dopo terremoto del 2017 la Caritas serviva piatti caldi. “Ma soprattutto – ci spiegherà poi il titolare del bar –quella saletta è stato il punto d’incontro per noi che eravamo qui. Ci incontravamo, ci facevamo coraggio”.
Di fronte a noi una pizzeria tristemente chiusa, poi una casa che sembra un cantiere, molti stabili puntellati. Le ferite di un anno fa sono ancora profonde. Le foto che vi propongo non sono di buona qualità. Mia figlia e io abbia scattato dal cellulare, non volevamo disturbare la gente di Casamicciola ostentando grosse macchine fotografiche. Non voglio mostrarvi le ferite. Io preferisco raccontarvi le emozioni che ho provato parlando con Tommaso, il titolare del bar.
Bar_internoAbbiamo riaperto da poco, il bar non aveva subito molti danni”. Però fino a poco tempo fa qui non si poteva accedere, riaprire un bar non deve essere stato facile. “Una volta – racconta ancora Tommaso – eravamo in cinque a lavorare qui, ora siamo io e mia moglie. Non sappiamo come andrà. Ma vogliamo provarci. Abbiamo fatto tutto da soli, nessun aiuto dallo Stato.  E devo dire che abbiamo avuto molta solidarietà dalla gente del luogo”. Gli occhi di Tommaso si riempiono di lacrime.
Ma gli esperti dicono che da qui bisogna andar via. “Come fanno gli esperti a dire queste cose, su quali basi? Certo, bisogna ricostruire rispettando tutte le norme di sicurezza”, ribatte convinto Tommaso. Non sono un’esperta, non so rispondere. Posso solo dire che questa voglia di lottare, l’attaccamento alla terra e alle origini sono un pugno in piena faccia a chi, come me, ha sempre creduto che la gente qui al Sud sia sempre solo passiva, rassegnata, senza voglia di combattere. E quegli occhi pieni di lacrime meritano rispetto. Tommaso continua fiducioso. “La pizzeria qui di fronte riaprirà presto. In settembre cominceranno i lavori”.
cafféTorneremo presto a prendere qui il nostro caffè, siamo di Ischia Ponte, ma di tanto in tanto verremo. Sicuro. E il volto di Tommaso si apre in un sorriso: “Mi farà piacere. Vi aspetto”.
Buon Ferragosto a Tommaso, alla gente di Casamicciola e a voi tutti!

Marco e Claudia: un matrimonio a Ischia

Marco e Claudia sono innamoratissimi, lo si nota subito. Li ho incontrati per la prima volta in giugno negli Uffici del Comune di Ischia, quando erano venuti dall’Austria proprio per presentare i loro documenti. Ovvia la domanda: “Come mai vi sposate a Ischia?”. Mi risponde lui, Marco,: “Sono molto legato a Ischia. Ho alcuni parenti qui”. E lei, Claudia aggiunge convinta:  “E poi Ischia ci piace”.
Pasqualina Fermo, funzionaria dello Stato Civile, sempre gentile e solare, aveva dato loro ogni tipo di spiegazione. Claudia e Marco tenevano anche a sposarsi in Chiesa e non si sono fermati di fronte a qualche difficoltà burocratica che hanno incontrato nel loro percorso.
Panorama_dalCastello

Avevano studiato tutto nei minimi particolari per il loro giorno: in Comune per il primo passo, poi in Chiesa e infine al Castello, dove il matrimonio civile sarebbe stato definitivamente sancito.
E così ci siamo rivisti in quel giorno fatidico, scelto proprio di proposito, l’8.8.2018.
Lei raggiante, in un abitino vivace, lui ancor più felice. I presenti emozionatissimi.

In Chiesa

 

Il SìE così, dopo la prima parte burocratica, si entra nel vivo della festa, nel pomeriggio, in Chiesa. Dalla Curia all’ultimo momento avevano chiesto la presenza dell’interprete per essere sicuri che tutto procedesse senza ostacoli linguistici. “Queste cose non si improvvisano”, avevo protestato.Eppure Marco e Claudia si erano organizzati alla perfezione, avevano le traduzioni ufficiali dei vari brani religiosi da recitare e delle parole di rito da pronunciare al momento del sì.  La liturgia, officiata da don Carlo Candido allo Spirito Santo, scorre senza patemi. “Perché in questi casi non si può rispolverare la liturgia in latino?”, mi chiederà poi Isabella Marino. Una domanda che giro volentieri alla Curia. Una cosa tuttavia mi colpisce: Il Padrenostro, das  Vaterunser ,  è cantato in tedesco. Ascoltando quelle parole e quelle note provo un brivido:
Vater unser im Himmel,
geheiligt werde dein Name.
Dein Reich komme.
Dein Wille geschehe

InChiesa_2Il raccoglimento e la partecipazione dei presenti sono talmente forti da coinvolgerti. La Chiesa dello Spirito Santo, la casa della Gente di Mare, sembra essere la cornice adatta a quel momento di felicità.
All’uscita gli sposi sono accolti dagli applausi, ma anche dalla festosa esplosione delle bolle di sapone.E si va sul Castello, per quello che sarà l’ultimo atto.

Al Castello

DalCastello2Quando ormai nel tardo pomeriggio arrivo sulla Terrazza del Castello, sento le gambe che mi tremano. Non mi era mai capitato di lavorare lì come interprete e temevo che la bellezza del luogo potesse distrarmi. L’abbraccio della natura sembra addirittura soffocarmi. Da un lato Vivara, Procida e Napoli, dall’altro la collina di Campagnano, la Torre e gli scogli di S. Anna, in mezzo un mare calmo accarezzato da una lieve brezza e solcato da navi e barche. Il cielo ancora azzurro è movimentato dai gabbiani che fanno sentire la loro voce.
Ecco che arrivano gli sposi al ritmo della marcia nuziale. Pasqualina Fermo, anche lei emozionata, indossa la fascia tricolore. Anche qui, tutto fila liscio. In me l’emozione gradualmente lascia il posto alla tranquillità professionale. E gli sposi pronunziano ancora il loro “sì”.
A Marco e Claudia vadano i nostri Auguri di una vita felice, ma anche il nostro Grazie, perché proprio in momenti come questi noi scopriamo quanto sia bella Ischia.
E permettetemi infine di ringraziare pubblicamente la mia fotografa Roberta Mattera