Al tavolo di Amalia

di Laura Mattera Iacono

Ischitani di ritorno

caffèSiamo in tante al nostro tavolo per il caffè. È inconsueto. Così come è inconsueto l’orario pomeridiano. Sono venute in tante, anche quelle che in genere dicono che vengono e poi non vengono mai.
Siamo in tante anche perché novembre per noi è un mese particolare: festeggiamo gli anni che passano. Per ironia della sorte, Anna, Teresa e io compiamo gli anni proprio in questo mese.
Nessuna si offre allo scatto della macchina fotografica, proprio come ai vecchi tempi quando Al Tavolo di Amalia era una rubrica di un giornale locale e l’unica foto pubblicata era quella delle tazzine da caffè.
Tutte le amiche presenti leggono il blog: “La storia del Centro Traduzioni Le Copain, mi piace, però sei troppo lenta  a scrivere”, mi dice l’una. Beh sì, però scrivere, soprattutto di se stessi non è facile. Bisogna dare il giusto peso alle parole, passare al setaccio ogni situazione, smussare gli angoli. E poi, è noto, i post sul web devono essere brevi. “Sì, vabbè, però scrivi più spesso”, fa eco un’altra. Ci provo, certo che ci provo.
Un argomento che attraversa la storia del Centro Traduzioni Le Copain ha incuriosito molto: come vivono gli Ischitani di ritorno? Riescono ad ambientarsi di nuovo sull’isola?
Io ho qualche dubbio. In effetti la mia è una situazione atipica: non ho mai rotto davvero i ponti con Ischia. Eppure nel periodo universitario vivevo praticamente a Napoli, tornavo solo per fugaci fine settimana e d’estate ero in giro tra Germania e Austria. A Ischia trascorrevo solo brevi periodi che scandivano il tempo dell’attesa di un avvenire migliore.
Quando sono tornata in pianta stabile, ho avuto le mie brave difficoltà ad ambientarmi. Niente più amici, niente più allegria. “Andiamo, fino ai 18 anni cosa hai fatto? Dov’erano i tuoi amici di un tempo?” mi rimbrotta una del gruppo.  Li avevo persi di vista, forse perché il mio sogno quando mi iscrissi all’Università era proprio quello di tagliare i ponti con l’isola. Avevo persino pensato di andare in un’altra città a studiare, uno dei tanti sogni rimasti ad ammuffire in un cassetto. Sì, io a Ischia da giovane non vivevo bene, mi sentivo oppressa. Perché l’isola all’epoca era bellissima con i suoi spazi, il suo verde ancora intatto, i suoi cortili,  ma chiusa, bigotta e opprimente. Il fatto poi che ci si conoscesse tutti era un altro elemento penalizzante per un giovane, soprattutto in quegli anni di cambiamento, di contestazione, di rivolta. Non appena mettevi il naso fuori di casa o partecipavi a una manifestazione, la notizia arrivava subito a casa.
A Napoli, all’Università, avevo scoperto la libertà. Non che riuscissi a fare chissà cosa: all’epoca Napoli era pericolosa di sera, forse addirittura più di oggi. Ma io avevo scoperto la libertà di essere me stessa. Con le persone che frequentavo, ero “io”, non la figlia del Dottore.
Ho impiegato un bel po’ di tempo ad ambientarmi di nuovo a Ischia, a riscoprire l’isola da un punto di vista completamente diverso. Ischia intanto è cambiata, nel bene e nel male. Ma se io ho scoperto i suoi aspetti migliori, è stato anche e soprattutto grazie a questi caffè e alle amiche e agli amici di questo tavolo. Sì, chiacchiere e caffè hanno cambiato la mia vita, mi hanno fatto scoprire la bellezza di uscire e incontrarsi, confrontarsi, sfogarsi. Mi hanno dato la spinta per nuove idee, come le passeggiate nel verde. E soprattutto mi hanno dato l’impulso per questa meravigliosa avventura che condivido con voi lettori: la scrittura.
Grazie a tutti voi, amiche e amici del Tavolo. Vi do appuntamento a presto per un nuovo pezzetto della storia del Centro Traduzioni Le Copain e chiedo scusa a quanti aspettano per il racconto del caffè che hanno preso al Tavolo. Con un po’ di pazienza riuscirò a scrivere tutto. A presto.

Advertisements

“Laura, accetta!”

La storia del Centro Traduzioni Le Copain/10
Falanga_2_def

Quando ripenso oggi agli inizi del Centro Traduzioni Le Copain non posso fare a meno di sorridere e avvertire un senso di tenerezza. Dovevo avere motivazioni fortissime per sfidare il mondo, mentre quel muro di diffidenza intorno a me sembrava un baluardo insuperabile. Familiari e conoscenti formavano un coro intonatissimo: “Ma chi te lo fa fare?” .
Io, testarda, speravo di farcela. Mi illudevo di entrare in contatto, attraverso il lavoro,  con persone vicine al mio modo di sentire e di vivere. Credevo di poter creare qui a Ischia, proprio attraverso quel tipo di attività, la vita che avevo sognato altrove. Speravo che il lavoro fosse una zattera di salvataggio o, forse meglio, un ponte con quel mondo cui volevo appartenere.
Il Marchese, guarda caso una persona di Napoli, mi aveva offerto una grande occasione che non volevo perdere.
Sole_che_filtraPrima di inviare il fax con il preventivo che mi era stato richiesto, avevo studiato ogni minimo dettaglio, almeno così mi pareva. Ed ero molto fiduciosa: ma sì, ce la farò!
La risposta però tardava ad arrivare e l’evento era imminente.  Così una mattina, quando ormai erano trascorsi un paio di giorni dall’invio, mi decisi a telefonare all’ufficio di Ischia. Dall’altro capo del filo una voce familiare, era uno degli impiegati che conoscevo: “Laura, mi dispiace, il tuo preventivo è risultato troppo alto”. Mi sentii gelare. L’impiegato non si fermò di fronte al mio silenzio e proseguì: “Domattina il Marchese viene qui. Vieni anche tu, così lo saluti. E se ti chiede le Hostess, accetta”. Protestai: le Hostess? Neanche per idea… Io, proprio io,  dovrei fornire le ragazze coccodè? Non se ne parla proprio. Lui non si diede per vinto: “Non è come credi, il Marchese non vuole le ochette, vuole persone che sappiano comportarsi con professionalità.   Per accogliere le persone, è necessaria capacità e gentilezza. E naturalmente le ragazze devono saper comunicare in inglese e tedesco”. Dopo un attimo di pausa, riprese: “Tu hai la possibilità di entrare e farti conoscere… dammi retta, accetta”. Le ultime parole mi solleticarono,  ma non ero del tutto convinta: ma come faccio con le divise? Lui capì che stavo cedendo e semplificò il tutto: “Non preoccuparti per questo, Basta un tailleur blu, una camicetta bianca e un foulard”.

La mattina dopo andai. Il capogiro che avevo avvertito qualche giorno prima, era ancora più forte. Stavolta non era emozione, era rabbia.  Il Marchese però riuscì a trasmettermi un senso di tranquillità: “Cara signora – mi disse con quel suo garbo inconfondibile – sono davvero dispiaciuto. Ma confido in lei per le Hostess, ne servono al desk per la ricezione e anche in qualche stand espositivo. Sono sicuro che lei non ci farà sfigurare”.
Maddalena

Accettai dunque un incarico che mai avrei immaginato di poter assumere. Capii in seguito che dietro l’amorevole insistenza dell’impiegato dell’ufficio di Ischia e dello stesso Marchese c’era anche la difficoltà non tanto a scovare ragazze in grado di dare informazioni in inglese e tedesco, quanto piuttosto a reperire qualcuno che avesse voglia e capacità di istruirle e guidarle nei loro compiti.  Negli anni successivi, girando per fiere e convegni a Ischia e in Italia, ho osservato spesso il lavoro delle Hostess. Vi garantisco che si percepisce subito se le ragazze sono ben guidate. Basta chiedere un’informazione, per rendersene conto.
Nei giorni successivi, mi diedi molto da fare per organizzare il tutto. Trovai ragazze in gamba, magari non giovanissime e neanche troppo belle, ma capaci di fare la loro parte. Dal Marchese e dall’organizzazione dell’ufficio di Ischia mi feci dare tutte le informazioni necessarie sui compiti da svolgere. A ognuna delle ragazze  diedi un incarico preciso e tutto filò liscio.
Il piccolo successo che ebbi non mi ripagò della delusione. L’amarezza era tanta, anche perché nella mia inesperienza ero convinta che i miei prezzi fossero adeguatamente bassi. Inoltre non riuscivo ad accettare l’idea  di aver assunto un incarico destinato a “sole donne”. Ecco, quel genere di richiesta proprio non mi andava giù.
In ogni caso Il Marchese, che sul lavoro era esigente e passava per una persona molto severa, fu soddisfatto. Alla fine mi salutò dicendomi: “ci vedremo l’anno prossimo“.
E l’anno dopo …. A presto per il prosieguo.

Ps: Ho postato foto di Ischia che mi sembrano attinenti.
Foto 1: una casa nella pietra a La Falanga
Foto 2: il sole che filtra tra gli alberi a Buceto
Foto 3: Panorama dal Bosco della Maddalena

Il Marchese

La storia del Centro Traduzioni Le Copain/9


Porto
Il sole  che è tornato a splendere in questi giorni a Ischia
, riesce a rendere più scorrevole il filo dei ricordi.
In quella prima metà degli anni ’90 mi ritrovavo spesso da sola: al computer a lavorare, a casa a sfaccendare. La sera mi immergevo nella lettura di un libro o mi perdevo davanti alla TV. Mi ero sposata da poco, mio marito era immerso nel lavoro, gli amici di un tempo chissà dov’erano finiti,  gli amici dell’Università si erano sparsi per l’Italia o per il mondo o magari erano tornati al paesello, come me. Io imparavo a governare la casa e soprattutto a conciliare casa e lavoro.  Talvolta, mentre litigavo con una camicia da stirare o pasticciavo qualcosa da mangiare, mi sorprendevo a incantarmi davanti alla finestra che si affaccia sul mare. Di là vedevo uscire dal porto aliscafi e traghetti in rotta per Napoli. Sì, Napoli, la vita universitaria, i sogni, i viaggi in Germania e Austria, la vita di comunità nell’appartamento per studenti, la paura per gli esami che si affrontava tutti  insieme. E poi risate e quante risate. Ora tutto questo era un ricordo che diventava un coltello in una piaga. Ero tornata a Ischia e mi sentivo terribilmente sola. Avvertivo un’inquietudine mista a malinconia e forse per questo incominciai fastidiosamente a ingrassare.
Ma c’era da fare, il Centro Traduzioni Le Copain aveva bisogno di energia, di ottimismo, di voglia di fare.
E così una mattina mi infilai nella mia vecchia 500 L e andai all’appuntamento con quel misterioso signore che veniva da Napoli e che aveva l’incarico di organizzare l’evento cui speravo di partecipare con i miei servizi. Avevo saputo che lo chiamavano il Marchese. Sarà l’erede di un’antica famiglia di nobili, pensai, e questo significa che tiene molto alla forma. Mi ero preparata una strategia. Sapevo che a dispetto della mia indole dovevo innanzitutto  stare calma e non cadere nelle provocazioni di chi ti guarda con sufficienza.
Parcheggiai l’auto  e uscendo avvertii uno strano giramento di testa, un tremolio che sembrava farmi perdere l’equilibrio.  Forza! – pensai – è come un esame all’Università, uno di quelli tosti.
Entrai nell’ufficio e dopo pochi minuti mi fecero accomodare. Il Marchese era un signore di una certa età, con fisico atletico, abito sportivo, capello ben curato. Lo accompagnava una signora bionda, non giovanissima ma molto curata. Mi accolsero entrambi con molta gentilezza e un po’ troppa formalità.
Mi accomodai e cominciai piano piano a parlare, a illustrare i servizi che potevo fornire, le mie esperienze. Guardavo il Marchese negli occhi, ma senza sfidarlo, provando perfino a sorridere.
Le mie parole dovettero sembrare convincenti, perché il Marchese alla fine mi disse: “Dobbiamo fare la traduzione simultanea per inglese e tedesco, mi faccia avere un preventivo per interpreti e cabine. E poi ci risentiamo”. E  poco dopo aggiunse: “Ci servono anche delle Hostess, se ne può occupare lei?”.
Beh, no, mi dispiace, risposi con un filo di voce. “Che peccato”, disse lui con vero rammarico. Avevo deciso di togliermi dall’impiccio, non volevo saperne di partecipare alla parata di ragazze che avevano  il solo compito di essere belle. Non ne la sentivo.
Così tornai nel mio studio, avevo già messo in preallarme interpreti e tecnici pregandoli di fornirmi il miglior prezzo possibile:  a Ischia sarebbe stato un debutto, bisognava fare bella figura, ma anche mantenersi bassi con il prezzo. Riempii i miei partner di lavoro di 1000 raccomandazioni. Era un’occasione unica per cominciare a Ischia. E il giorno dopo mandai il fax…
Scusate, mi ha preso un po’ di emozione. Mi fermo qui, ma vi prometto che tornerò presto a raccontare. E ancora grazie a tutti di vero cuore

Colloqui di lavoro

La storia del Centro Traduzioni Le Copain/8

MoreMentre vento e pioggia infuriano e rendono impossibile passeggiare qui a Ischia, mi ritrovo da sola davanti al computer a lavorare, progettare, limare i dettagli per la nuova pagina web del Centro Traduzioni Le Copain. La mia attività sarà diversa da quella precedente e – credetemi – è impegnativo ridisegnare il tutto. Rispondere a vecchi clienti che chiamano e chiedono: “ma come non fai più questo? non fai più quell’altro?” è quasi imbarazzante. È difficile spiegare. E io vi spiegherò anche riprendendo a raccontare, come tanti di voi mi hanno chiesto.

Vi avevo lasciato nella prima metà degli anni ’90
, quando tra tante difficoltà e qualche piccolo successo, la burocrazia si poneva come un ostacolo davvero ostico. Come ditta individuale non riuscivo ad avere pieno riconoscimento. Si trattava di un inghippo che mi creava la Camera di Commercio  e al  quale tuttavia non tutti davano peso. Infatti, secondo alcuni la mia ditta era nella piena legalità, secondo altri invece la definizione di “Agenzia di Affari e commissioni”, che mi aveva attribuito la Camera di Commercio, non era sufficiente.
Probabilmente sarei riuscita a superare il tutto solo costituendo una società, come del resto mi aveva suggerito  la Federazione dei Centri Traduzione e Interpretariato che si era da poco formata a Bologna.
Io intanto, pagando fior fior di tasse, provavo ad andare avanti. Avevo bisogno di sapere se quel tipo di attività potesse davvero attecchire a Ischia.

A un certo punto capitò qualcosa di strano. Mi presentai in un ufficio che organizzava uno dei più importanti eventi dell’isola, proponendo i miei servizi di interpretariato e assistenza tecnica congressuale. Ero forte dell’esperienza di qualche anno prima, sapevo che potevo contare su interpreti e tecnici preparati, quindi ero sicura di me. Nell’ufficio ischitano tuttavia mi risposero che il vero organizzatore era di Napoli, che sarebbe venuto qualche giorno dopo e che avrei dovuto fissare un appuntamento. Uno degli impiegati aggiunse con un sorriso un po’ ironico che il signore di Napoli era un tipo molto esigente e non si fidava tanto facilmente di chi era alle prime armi. Una bella sfida, pensai. D’altra parte diversi imprenditori mi avevano sbattuto la porta in faccia. Perché spaventarmi ora? Fissai l’appuntamento e feci per andarmene.  Ma proprio sull’uscio    incontrai una persona che conoscevo, un’impiegata che lavorava lì da tempo. “Sei qui per il signore di Napoli? – mi chiese – sì certo, vieni pure a parlare. Ma non so se quest’anno è prevista la simultanea, non so se ci sarà bisogno di interpreti e tecnici. Io credo che servano soprattutto Hostess che parlino inglese, tedesco e magari un po’ di francese”. Bene, risposi, vedrò di  organizzare la cosa. “Sì, però – aggiunse lei titubante – lui sul punto è molto esigente. Ritiene che le ragazze debbano avere un bell’aspetto”. Oddio! Scoppiai a ridere, anche se mi sentii torcere l’intestino. Le Hostess devono fornire una prestazione professionale o fare una sfilata di moda? L’impiegata che mi conosceva, mi rispose incoraggiandomi: “Sapevo che ti saresti arrabbiata. Ma non rinunciare. Vieni, parlagli, poi decidi”. Accettai il consiglio.

Tornando nel mio studio, cominciai a rimuginare
: ma che diavolo sto combinando? In che mondo mi sto infilando? La cosa peggiore è che confrontandomi con alcune persone, mi sentivo dire: “Ma si, certo le Hostess in un convegno devono essere gentili, ma soprattutto carine. L’occhio vuole la sua parte”. Ed erano soprattutto donne a parlare così. Non è roba per me, pensai. Ma qualche giorno dopo, arrivò la sorpresa … A presto per il seguito.

Ricomincio da qui. Il nuovo Centro Traduzioni Le Copain

MadonninaSono salita in collina a inizio settembre, alla Madonnina di Stavia, a Barano d’Ischia. Sono venuta qui di proposito per scattare qualche foto per la pagina web del nuovo Centro Traduzioni Le Copain, quello che ora racchiuderà solo la mia attività.
Mancavo da questo posto da oltre un anno, le articolazioni mi avevano dato qualche problema ultimamente e affrontare queste salite non è roba da poco con gli acciacchi dell’età.
Scala_2Affronto piano piano la scala in pietra, non avverto dolore, sembra che la Madonnina lassù voglia darmi una mano. Arrivata in cima mi sento le vertigini, non so se per il senso di vuoto o per l’incanto che mi coglie quasi impreparata. Alzo lo sguardo. Di fronte a me, nel verde,  la collina dello Schiappone, alla mia sinistra il Monte Toppo e più indietro l’Epomeo. E soprattutto, davanti a me, è il mare che proietta il mio sguardo verso l’infinito. Il Castello, Vivara, Procida, Napoli sono avvolte in un abbraccio di foschia. Sulla destra, Capri si intravvede a malapena.
Forse non è la giornata adatta per scattare foto. Ma non importa, ci provo lo stesso. Click click click
Sono venuta qui di proposito per scattare le foto per il Schiapponemio lavoro.  Ed è qui che ritrovo serenità, convinzione, fiducia nei miei mezzi. Forse non è un caso che le mie gambe abbiano ripreso a funzionare, proprio qui, in cima a una collina che si affaccia sul mare.
Avevo trascorso mesi di pena, di desolazione. Che faccio ora? Ricomincio a lavorare? E come? Lo scioglimento della società Centro Traduzioni Le Copain era stata una mazzata non indifferente. Avevo cominciato a scrivere la storia di quella grande avventura durata tanti anni, sperando che le parole avessero un effetto benefico. E invece no. Quelle parole, quei ricordi mi avevano soffocato, lacerandomi, aprendo ancor di più la ferita, IMG_5581 lasciandomi nelle lacrime. Avevo deciso di gettare la spugna, di abbandonare del tutto il mondo del lavoro e della traduzione per dedicarmi solo alle “chiacchiere e caffè” di questo blog. Poi d’improvviso, ho sentito tornare la forza, le energie. Sono salita qui in collina…

Il Centro Traduzioni Le Copain tornerà a vivere, in maniera diversa, perché ora è tutto diverso. Ho cominciato da sola e ricomincio da sola. Mi dedicherò alle traduzioni dal tedesco in italiano, in ambito giuridico e letterario, farò da interprete di tedesco per trattative e per matrimoni, tutto quello che d’altra parte  è stato un asse portante anche del vecchio Centro Traduzioni Le Copain. E ci saranno tante novità: l’elaborazione di testi per siti web aziendali e di itinerari naturalistici e culturali, lo storytelling, di cui avete già avuto qualche assaggio  su questo blog, anche se qui è tutto gratuito. Ecco,  diciamo che Centro Traduzioni Le Copain e  Al Tavolo di Amalia collaboreranno ancora di più, perché da qui ho preso spunto per una nuova attività professionale. Vi spiegherò meglio a breve,  non appena la pagina del PanoramaCentro Traduzioni Le Copain sarà pronta. E qui sul blog riprenderà nei prossimi giorni anche la storia del Centro. Ora sì, riuscirò a raccontarla meglio, con maggiore distacco e soprattutto senza lacrime. Una cosa mi preme sottolineare: tra me e Monica non c’è stato nessun litigio.
Permettetemi intanto di ringraziare tutte le persone – sono tante, non solo di Ischia – che in questi mesi mi sono state vicino, incitandomi senza essere invadenti, sorreggendomi per impedirmi di cadere. E poi ci saranno anche ringraziamenti speciali da fare. Ma tutto a suo tempo.  Un abbraccio a tutti voi

Ischia d’inverno

Mi sono dovuta beccare un rimbrotto domenica mattina a Ischia Ponte. Mentre si celebrava la seconda domenica ecologica e il borgo sotto un sole estivo ero bello e solitario, mi si avvicina un conoscente: “Ho letto quello che hai scritto su Ischia d’inverno. E voglio dirti una cosa… “ Si riferisce all’articolo sul Bagno Rosetta e sul mio rammarico perché Ischia d’inverno chiude ai turisti. Ripongo la macchina fotografica e l’ascolto volentieri. “Tu parli del sole, del fascino del mare d’inverno, delle cure termali, degli itinerari nel verde. E te si scurdata ‘o meglio: l’arte e la cultura”. È vero, non ne ho parlato.  “Tu sai bene quanto ci sarebbe da dire e da fare in proposito”. Rimango punta e continuo ad ascoltare. “Io non capisco perché l’arte e la cultura in ogni paese del mondo portano ricchezza e a Ischia no, noi siamo particolari”. Il mio conoscente ha un negozio e per mestiere parla tanto con la gente. Diversi turisti che vengono a Ischia in febbraio-marzo, approfittando delle offerte di quei periodi, nelle giornate di pioggia si annoiano e mi chiedono: ma cosa possiamo fare? Cosa c’è da vedere? E tu sai che  ci sono tesori nascosti qui da noi”.
Infatti sono tesori nascosti. Le Chiese, i Musei, i borghi antichi … ce n’è per tutti i gusti. Queste cose andrebbero raccontate nella maniera giusta. Noi invece passiamo l’idea che l’arte e la cultura siano noiose. E invece … “Ecco infatti – mi dice lui – datevi da fare voi che sapete scrivere”.

E prima di andar via, aggiunge: “Un’altra cosa volevo dirti. Tu sei tornata in collina e questo mi fa piacere, le tue passeggiate mi mancavano. Però attenzione: se pubblicizziamo troppo il verde, c’è il rischio che le nostre colline siano prese d’assalto da gente irrispettosa” E conclude: “d’altra parte tu stessa l’hai scritto … nei nostri boschi la gentaglia lascia spesso i rifiuti”.
Su questo però non sono d’accordo. Scrivere del verde è importante, perché chi scrive prova anche a sensibilizzare … Ischia in fondo ha bisogno proprio di questo: conoscenza, cultura, sensibilità. Non credete anche voi?

Incongruenze

CastelloCi siamo svegliati così stamattina a Ischia. Una nottata di vento è pioggia ci ha catapultato lontano dall’estate per proiettarci nelle pene dell’inverno. Le nostre pene tuttavia non si riferiscono tanto alle intemperie, peraltro insopportabili dopo il piacevole calore d’ottobre, quanto piuttosto alle incongruenze organizzative e amministrative che, almeno qui al Sud, ci troviamo a vivere quotidianamente.
L’allerta meteo lanciato ieri sera ha indotto il Sindaco di Casamicciola a tener chiuse per oggi le Scuole del suo Comune, mentre il Sindaco di Ischia ha deciso che a Scuola bisogna andare comunque, inducendo quindi la gente di Casamicciola che frequenta le Scuole del Comune capofila a mettersi comunque per strada, vanificando in qualche modo la prudenza del collega casamicciolese. “Ci vuole il Comune unico”, si invoca da più parti. Sono d’accordo. Eppure, scusate, intanto che il Comune unico non c’è, non si può far valere semplicemente la regola del buon senso? I Sindaci dell’isola (ricordiamolo per i forestieri: sono 6) non potrebbero semplicemente comunicare tra loro, parlandosi al telefono o su w-app o su Messenger, e adottare una linea unica? È tanto difficile? Sì, evidentemente.
MareMa non finisce qui. A Napoli (ricordiamolo: Comune unico) il Sindaco decide per le Scuole chiuse. Bene. L’Università tuttavia rimane aperta. E allora tantissimi ragazzi provenienti dalle isole, dalla provincia, da Napoli centro devono mettersi in cammino, affrontare il mare o la strada, prendere d’assalto gli autobus che notoriamente a Napoli in caso di pioggia passano … ehm … con il contagocce, accendere un cero al Santo cui sono devoti affinché Metropolitana o Cumana non si blocchino, come capita spesso in caso di rovesci temporaleschi.
Mi si dirà: ma all’Università i ragazzi sono più liberi, possono anche decidere di non andare. Uhm … non è proprio così. Perché potrebbero esserci sedute d’esame, sedute di Laurea, prove intercorso (quelle cose che non so bene cosa siano).
Non è il Sindaco di Napoli responsabile dell’Università? D’accordo. Ma è ancora ammissibile oggi, 2018, che le varie Autorità e i responsabili amministrativi di Enti importanti agiscano ognuno per conto proprio senza la minima comunicazione? Insomma, nei casi di allerta meteo bisogna rimanere a casa o uscire? E se i ragazzi vanno a Scuola all’Università troveranno i mezzi pubblici in funzione?
PonteStamattina presto, dunque, incrociando le dita, mi sono infilata in macchina e ho accompagnato mia figlia al porto che doveva necessariamente essere all’Università. Vorrei precisare: non mi piace usare l’auto, ne avrei fatto volentieri a meno. Solo che se mia figlia avesse voluto prendere l’autobus, non so quanto avrebbe impiegato per arrivare da Cartaromana al porto. Eh già, perché le giornate ecologiche sono una gran bella cosa. Ma gli autobus, cioè quei mezzi che dovrebbero permetterci di non usare l’auto privata, sono ben altra cosa. E se piove, non ne parliamo.  Vero, Sindaci?

Luoghi di Ischia: Bagno Rosetta

BagnoRosettaSpiaggia di S. Pietro, a due passi dal porto d’Ischia. Isabella e io ci andiamo una mattina verso le 11:00 con il sole splendido di questo mese di ottobre. La spiaggia è ancora luminosa e calda, ma gli ombrelloni aperti sono pochi. Eppure il mare, di un intenso azzurro estivo, attira come una calamita, tanto da farmi pentire amaramente di non essermi attrezzata per un tuffo. Io, come tanti, non sono solita prendere sul serio il caldo di ottobre.
SusyEntriamo al Bar Ristorante del Bagno Rosetta proprio mentre sta arrivando la signora Rosa, accompagnata dalla figlia Susy.  “Ma che piacere rivedervi”. Il piacere è tutto nostro: era dall’anno scorso che dovevamo tornare. Quando ci accomodiamo per il nostro caffè, avvertiamo subito un’ospitalità d’altri tempi. La signora Rosa intrattiene Isabella sui suoi inizi, sulla storia del luogo. Io mi aggiro Rosettaper il locale, luminoso e accogliente, con il mare che strizza l’occhiolino.
Intanto Caterina, l’apprezzatissima chef,  smette per un attimo di lavorare e si siede insieme con noi. “Ma state per chiudere?”, chiedo con un po’ di rammarico. “”, mi rispondono in coro le donne. Un vero peccato, questo sarebbe un luogo da vivere anche d’inverno. “Già da tempo, anche se fa ancora caldo, il lavoro si è ridotto notevolmente. Rimanere aperti non avrebbe senso”, mi dice Caterina.  “Tra poco anche gli alberghi chiuderanno”, aggiunge Susy. In effetti Ischia d’inverno chiude ai turisti.  “E gli Ischitani con l’inizio della scuola non sono soliti frequentare il mare”, dice la signora Rosa. Sì, noi isolani d’inverno preferiamo chiuderci in casa o passeggiare in macchina, mugugnando che “a Ischia d’inverno non c’è niente da fare e si muore di noia”. Intanto, luoghi come questo, splendidi in tutte le stagioni, rimangono lì, soli e abbandonati.
I_giovaniEppure l’isola d’Ischia avrebbe tutte le carte in regola per rimanere aperta anche ai turisti tutto l’anno: il sole, il fascino del mare d’inverno, la bellezza dei luoghi, gli itinerari nel verde, le cure termali. Davvero non so quanti posti al mondo possano vantare una tale varietà di situazioni. Ma la stagione turistica andrebbe allungata con uno sforzo organizzativo da parte di imprenditori e Amministrazioni comunali. Intanto però molti alberghi chiudono e tanti lavoratori ischitani sono costretti, come un tempo, a svernare altrove. Il discorso è lungo e complicato.
CaterinaNoi ci consoliamo con l’ottimo caffè che ci serve Andrea, ci lasciamo coccolare dall’ospitalità della signora Rosa, di Caterina, di Susy, ammiriamo la vitalità di Rosa e Martina, le figlie di Caterina, che quando sono libere da impegni universitari, sono qui a dare una mano. E ci perdiamo nell’incanto del mare d’autunno.

Chi volesse leggere il caffè dello scorso anno al Bagno Rosetta, può cliccare > qui.

Tra boschi di querce e castagni lungo il sentiero di sabbia che porta a Buceto – Qui Ischia

La passeggiata di domenica mattina lungo il Sentiero della Lucertola è stata decisamente emozionante. Anche Isabella Marino, mia compagna di escursione, ne parla sul suo blog Qui Ischia
Per leggere la sua versione cliccate qui 

Vi assicuro: è una lettura che vi appassionerà

Ho preferito il verde

Sentiero_Lucertola_1Uno splendido sole accarezza le strade e le piazze nella giornata che il Comune d’Ischia dedica alla passeggiata ecologica. Il centro è completamente interdetto al traffico veicolare. Io che amo spostarmi a piedi, questa volta decido di infilarmi in auto per allontanarmi: voglio fare una passeggiata in collina. Le gambe, le ginocchia, le articolazioni sembrano ricominciare a funzionare dopo tanto tempo di afflizione. Potrò almeno provare ad affrontare una salita.
E così all’angolo di via Nuova Cartaromana – proprio lì dove sono posizionati gentili signori in divisa che impediscono alle auto di proseguire –  aspetto Isabella. E insieme ci dirigiamo verso Casamicciola. “Proviamo ad andare al Bosco della Maddalena”, le propongo. Ma certo.
Arrivate lì, ecco la sorpresa: l’ingresso è letteralmente assediato da auto in sosta: famiglie con bambini festanti e cani al seguito prendono d’assalto il bosco. La stagione della caccia ai funghi è ufficialmente aperta. Proseguiamo verso Fiaiano, proviamo con uno dei Sentieri della Lucertola. Ma sì, certo.
A Fiaiano nei pressi del Maneggio, riusciamo a parcheggiare l’auto. Anche qui tanta gente, molti tuttavia stanno già tornando dalla passeggiata e ci mostrano i cestini desolatamente vuoti. “Niente funghi, solo castagne”.
Non appena imbocchiamo il sentiero, un signore seduto su una pietra scruta una cartina e ci chiede qualche informazione. È una persona di una certa età, ma fisico asciutto e ben equipaggiato per salire in collina. “Posso arrivare all’Epomeo da qui? ”. Capisco che è Tedesco e gli rispondo in dettaglio nella sua lingua. “Da qui è difficile, perché a un certo punto c’è un’interruzione”. Gli spiego come arrivare alla fonte di Buceto attraverso la selva. Dalla fonte deve proseguire verso l’alto per raggiungere la strada militare. Mi ringrazia , mi spiega che è un alpinista e viene dalla Sassonia. E poi mi chiede curioso: “Ma qui c’è sempre tanta gente?”. Gli spiego che le piogge degli ultimi giorni hanno favorito la speranza di trovar funghi. “Da noi niente pioggia in questo momento – ci dice – C’è un caldo africano”. E ci lascia con tanti ringraziamenti. “Dalla cartina non avrei mai trovato la strada”. Ne sono sicura.
Sentiero_Lucertola_2Noi cominciamo a salire piano piano, in un verde che avvolge e ritempra. Eppure la trascuratezza è evidente. Bottiglie di plastica, pezzi di legno, gradoni scassati, vegetazione non curata E neanche un minimo di segnaletica.
A un certo punto dobbiamo fermarci e tornare indietro. Le mie gambe non mi consentono ancora di attraversare la selva per raggiungere Buceto. Io vivo ancora nella speranza che il Comune di Barano faccia davvero qualcosa per riparare il danno che ha causato l’interruzione del sentiero più semplice.
Torniamo giù, riprendiamo l’auto e torniamo a Ischia. Il traffico è sostenuto. La passeggiata ecologica si è conclusa da poco. E a questo punto mi sorgono un po’ di domande. A cosa serve la passeggiata ecologica se nella quotidianità non abbiamo servizi di trasporto adeguati e rimaniamo attaccati alle auto, se non rispettiamo la natura, se insozziamo i sentieri nel verde? E soprattutto a cosa serve la giornata ecologica se i nostri Amministratori impiegano tanto del loro tempo a inaugurare quei  templi delle auto che sono i megaparcheggi? Non sono proprio i megaparcheggi a favorire l’uso delle auto?
Sono domande che non hanno risposta. Per questo alla passerella ecologica ho preferito il verde delle colline. Anche perché proprio nel verde delle colline è nato il nuovo Centro Traduzioni Le Copain. Vi racconterò presto.